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Il nostro modo di fare business coaching è una costante ricerca e un continuo sviluppo che nasce in stretta relazione con i clienti con i quali lavoriamo. E' un insieme di conoscenza tacita, implicita ed esplicita in costante evoluzione per creare valore a individui, team e organizzazioni. In questo blog condividiamo gli apprendimenti acquisiti nella quotidianità del nostro operare.



20.2.2020
Quali competenze deve possedere un influencer?
Matteo Fumagalli
Social Media Manager SCOA e Performant by SCOA

Un'università online ha inaugurato un nuovo, chiacchieratissimo corso che ha come obiettivo la formazione di nuovi influencer. Una notizia, questa, che ha scatenato molti pareri discordanti alimentando feroci critiche e discussioni. Studiare per diventare influencer fa storcere effettivamente il naso, perché essere influencer è il risultato di un lavoro di comunicazione, ed andrebbe approfondito il funzionamento della comunicazione web, che può servire in molti contesti, come quello aziendale.

Dalle reazioni degli utenti sul web, però, emerge una considerazione che ormai è un po' come la scoperta dell'acqua calda. Nonostante viviamo in un modo digitalizzato ai massimi livelli, la figura dell'influencer viene vista dai più negativamente. Molti pregiudizi vengono applicati su queste figure, in grado di smuovere interi mercati molto più di una pubblicità o un normale evento promozionale. Sarà capitato anche a voi di sentire queste esclamazioni: "Un tempo i bambini volevano fare gli astronauti, oggi vogliono essere Youtuber! Questi influencer guadagnano una barca di soldi senza fare niente! Sono sempre in viaggio e ricevono gratuitamente ogni genere di prodotto e intere collezioni haute couture senza muovere un dito". 

Per quanto io stesso sia convinto che YouTube, Instagram o qualsiasi altro social non possano sostituire quelle occupazioni considerate "canoniche", è innegabile che sia necessario cominciare a sfatare questo mito. Il mercato si evolve, le prospettive mutano e maturano verso una convergenza tra il digitale e il pubblico. Ormai ogni azienda ha uno o più profili social, e molto spesso si affidano agli stessi influencer per promuovere i loro prodotti. Ma non tutti possono essere influencer, soprattutto perchè oggi lo stesso mercato sta per diventare saturo di macro influencer, e sta cominciando ad aprirsi ai micro e ai nano influencer. Certo, alcuni di loro, nonostante i numeri alti e gli introiti consistenti, propongono contenuti vacui e assolutamente prescindibili. Eppure la loro comunicazione funziona, in qualche modo. 

Pensiamo a Giulia De Lellis, una delle influencer italiane più importanti: il suo libro ha venduto più dell'ultimo Stephen King - e nonostante i suoi opinabili pensieri politici, è amatissima dal suo pubblico, sempre più forte e presente, tanto da essere invitata a svolgere talk in cui racconta la sua esperienza di Web Content Creator. Esiste anche una controparte online di influencer culturali disposta a fare divulgazione su temi artistici, letterari, o ancora scientifici e legati alla politica e all'attualità.  

Insomma il mondo degli influencer è decisamente vario e sfaccettato e limitare le discussioni a "non hanno contenuto! Non ci sono competenze" è decisamente troppo poco. Bisogna piuttosto chiedersi che cosa renda un influencer efficace in quello che fa.

Nel Business Coaching si lavora sulle competenze del Coachee per accompagnarlo verso risultati di performance migliori e più efficaci. Se il mondo dell'influence marketing è il lavoro del futuro, quali sono allora le competenze per proporsi sul web a una larga audience? 

Posso portare la mia esperienza da Youtuber. Ho un canale Youtube che conta 90.000 followers in cui parlo di letteratura, cinema, musica e cultura pop. Man mano che il mio canale cresceva, aumentava anche la mia necessità personale di ottimizzarmi e di lavorare su quelle competenze che avrebbero reso il mio lavoro più performante. 

A mio parere, tantissime sono le competenze da attivare. Innanzitutto, l'intelligenza emotiva è essenziale. Riconoscere e gestire le emozioni è importantissimo nel rapportarsi con il pubblico. Con il proprio pubblico si possono creare delle relazioni di scambio e discussioni veramente arricchenti, che possono consolidare ulteriormente la comunicazione. Bisogna essere aperti all'altro, essere capaci di ascoltare i feedback degli utenti e, allo stesso tempo, bisogna avere la capacità di non farsi demoralizzare di fronte a commenti spiacevoli. 


E' anche necessario padroneggiare un buon self-management: anche se lavoriamo per un'agenzia di comunicazione, avere la capacità di autogestirsi, di porsi degli obiettivi e di stilare un personale piano di comunicazione e condivisione dei contenuti, è essenziale per mantenere un ritmo alto nell'offerta di video e post. A questo si accompagna anche la competenza del monitoraggio: l'andamento dei post va osservato, in relazione anche alla ricettività dell'audience. 

Per quanto mi riguarda, non è questione di numeri, ma di qualità della ricezione. Parlando di libri, mi aspetto un numero di views molto basso da una video recensione di un classico della letteratura polacca, mentre mi aspetterò un engagement molto alto da un video dedicato a un bestseller. Se il video sul classico polacco ha accumulato poche migliaia di views ma la partecipazione nei commenti dimostra un pubblico fortemente fidelizzato e interessato, per me quel video ha funzionato. La mia attività di self-management e monitoraggio coincide anche con l'aggiornamento del production plan: alternare video "pop" a video più di nicchia, proponendo un'offerta equilibrata di contenuti che non tradisca i miei interessi e che comunichi qualcosa di me, è un'ottima strategia. Se un video non funziona come mi aspettavo, mi spetta correggere il tiro, spesso cambiando il piano di programmazione, anche radicalmente. 

La gestione del tempo e dello stress sono altre competenze da tenere in conto: se come me, si ha anche uno (o più) lavori "ufficiali" oltre a questo tipo di presenza online, occorre saper organizzare al meglio le proprie giornate per non tralasciare il proprio progetto. Lo stress è dietro l'angolo. Saper lottare contro lo stress che inevitabilmente comporta tutto questo, è fondamentale per potersi reinventare costantemente.
Da questo punto di vista, la creatività è la grande competenza chiave: non basta essere competenti su un argomento, bisogna trovare il modo giusto per raccontarlo. Dico sempre, infatti, che non è la barzelletta a far ridere, ma è come viene raccontata. Lo stesso vale per tutte le forme di narrazione. Pensate a quante volte avete deciso di guardare un film perché la trama vi sembrava interessante e alla fine ne siete rimasti delusi. Non è la storia l'importante, ma è come quella storia vi viene raccontata.

In conclusione, ho voluto chiedere un'opinione anche a due mie amiche influencer: Elena Clara Mariache si occupa su Instagram di ambiente, etica e attualità, e Valeria Benincasa che, con Read Vlog Repeat, parla come me di libri. 

Secondo Elena Clara "per influenzare qualcuno è necessaria la passione per il percorso personale che si sta raccontando. Il lavoro che ti rende influencer è il percorso di passione che stai raccontando. Io ho iniziato ad influenzare parlando di un mio cambiamento personale, di un tentativo di diventare una persona più consapevole, con un pensiero critico più sviluppato, e questo è stato accompagnato dai miei studi, che sono parte integrante della mia divulgazione. La fisica e la scienza prime tra tutte mi hanno insegnato il pensiero critico e il desiderio di consapevolezza di quello che mi circonda."


Leggi l'intervista a Elena Clara Maria sul blog di SCOA - The School of Coaching. 



Secondo Valeria, invece, la competenza più importante è la costanza e l'organizzazione nella proposta dei contenuti. Bisogna "essere in grado di gestire il proprio tempo per essere in grado di gestire la vita delle persone. Essenziale è anche l'intelligenza emotiva: sono molto empatica e tendo a non proporre il contenuto più in voga. So che puntando sull'empatia delle persone che mi seguono, il dialogo che si innesca funziona e i miei followers costruiscono un'appassionata community. In questo modo posso far uscire i contenuti che voglio e so che le persone mi seguiranno . Si è creata un'empatia tale che mi seguono a prescindere dal contenuto più popolare."

Che sia considerabile lavoro o meno - anche se a tutti gli effetti, lo è - essere un influencer implica avere un universo di competenze manageriali che lo rendono un impegno vero e complesso. Probabilmente a lungo termine, dato che sarà il lavoro del futuro. Negare l'importanza a livello di mercato e la quantità di lavoro dietro questa nuova occupazione, significa essere ciechi su ciò che sta accadendo qui e ora nell'era dell'onlife marketing. 


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