2021: Come affrontarlo con l’aiuto di quattro Maestri

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Inizia un 2021 con un forte bisogno per gran parte di noi di riconquistare benessere, energia e motivazione, minati fortemente nel 2020 per i motivi che sappiamo. Molte sono le ricette e i propositi per affrontare il nuovo anno nel migliore dei modi: quali atteggiamenti tenere? Quali intenzioni, impegni, comportamenti praticare? Per rispondere a queste domande, ho pensato di proporre un breve itinerario affidandomi ai buoni consigli di alcuni grandi Maestri vissuti qualche migliaio di anno fa. Questo articolo prende ispirazione da “I quattro Maestri” , un libro di recente pubblicazione di Vito Mancuso che con sapienza descrive gli insegnamenti di questi personaggi storici, attualizzandoli al contesto in cui viviamo.

Il Buddha e la seconda freccia

Quando ci capita qualcosa di negativo, non soffriamo solo per l’esperienza dolorosa in sé, ma anche, e soprattutto, per il modo in cui reagiamo a questa esperienza.
Il Buddha trasmette questo insegnamento narrando di un uomo che, dolorante per essere stato colpito da una freccia, si lascia catturare da un vortice di valutazioni sull’esperienza stessa e finisce per soffrire molto più del necessario. Come se fosse stato colpito non da una, ma da due frecce.
La metafora delle due frecce rappresenta per me un grande e semplice insegnamento sull’effetto che i pensieri possono avere sulle esperienze che viviamo.
A volte, quando capita qualcosa di spiacevole, piccola o grande che sia, invece di riconoscerla e cercare, se possibile, di rimediare, tendiamo ad amplificare l’evento non desiderato, alimentando per esempio il bisogno di avere ragione, il sentirsi vittima di ingiustizia o il timore di non essere all’altezza.
Così, quello stato d’animo permane, distorce il modo di vedere la realtà e inibisce l’attivazione delle proprie risorse, perché siamo concentrati a rafforzare i giudizi negativi. Quanto appena descritto rappresenta la seconda freccia, scagliata verso se stessi.
L’antidoto che le sapienze orientali suggeriscono in questi casi è di accorgersi di quando i pensieri vanno in una direzione inquinante, di osservarli, rendendosi conto della tendenza a ingigantire, ad amplificare la negatività di ciò che ci succede in quel momento. Solo così possiamo vedere le cose da una nuova prospettiva e rivalutare l’esperienza spiacevole secondo una diversa visione.
All’inizio di questo nuovo anno, dove tutti noi siamo messi alla prova dalla freccia del COVID e delle tante restrizioni da sopportare, possiamo sostenerci a mantenere la calma lasciando andare poco a poco quei pensieri che fanno scoccare la seconda freccia. Cominciamo dalle cose piccole, ci alleneranno, col tempo, a gestire le difficoltà più grandi.

Socrate e il retto sentire

Il 2021 sarà un anno impegnativo per raggiungere i risultati e gli obiettivi desiderati.
Socrate ci invita a farlo in compagnia del “retto sentire”, alla base di una personalità matura che non vive solo in funzione del risultato da conseguire in conformità alle aspettative altrui. Ci stimola, quindi, a curare la nostra interiorità prescindendo da quello che pensano e vogliono gli altri.
Alcune sue parole, riportate da Senofonte, sono, a mio avviso, un bellissimo consiglio su come affrontare con equilibrio il nuovo anno, senza disperdere la nostra autenticità a discapito del bisogno di rispondere alle richieste altrui: “non essere così ignorante di te stesso, mio caro, e non fare l’errore che fanno i più; la maggioranza degli uomini, infatti, intenta a scrutare le faccende altrui, non si dedica ad analizzare se stessa. Non trascurare questo impegno, ma sforzati piuttosto di riflettere su te stesso”.
Il consiglio di traguardare i nostri obiettivi senza dare troppo potere agli altri, rimanendo noi stessi, in contatto con le nostre esigenze e valori, mi sembra un bell’insegnamento, nel momento di profondo disorientamento che stiamo vivendo.

Confucio e l’uomo nobile

Il COVID sta marcando le differenze: come ogni crisi sta amplificando la distanza tra chi ce la fa in termini di benessere e obiettivi e chi no. Lo sappiamo bene, poco o niente possiamo fare su fatti negativi fuori dal nostro controllo che impattano su di noi e il nostro lavoro, molto, invece, possiamo fare in merito a ciò che dipende da noi, a come ci comportiamo e al nostro stile di vita.
Ho recuperato uno scritto in cui Confucio traccia la differenza tra uomo ordinario e uomo nobile, dove il primo raffigura bene chi in questo 2021 farà fatica a disbrigarsi nelle complessità, mentre il secondo rappresenta l’atteggiamento da tenere per essere pronti a gestire in modo ottimale se stessi nelle sfide che ci attendono.
Innanzitutto Confucio invita alla ritualità per disciplinare se stessi. Nei momenti di stress e di difficoltà la troppa spontaneità rischia di tramutarsi in disordine, dentro e fuori di noi. Occorre invece coltivare comportamenti di buona condotta che soddisfino il bisogno di controllo in un contesto che all’opposto induce al disorientamento. Il rito, cioè il gesto ripetitivo, se non ossessivo e denigratorio della originalità, aiuta alla calma e soddisfa il bisogno di sicurezza, di ordine e di armonia.
Ma veniamo all’uomo nobile (superiore, gentiluomo e saggio) e all’uomo ordinario (comune, meschino, volgare) definiti da Confucio:

Questa rigorosa distinzione tra uomo nobile e ordinario pone in primo piano alcuni valori etici, decisivi nel richiamare il bene e il senso di giustizia. Credo ce ne sia un gran bisogno in un contesto sociale che propone esempi di persone, spesso al potere, insensibili al richiamo dell’etica e del bene comune.

Gesù e il senso di responsabilità

L’ultimo Maestro è quello che più si avvicina alla nostra cultura occidentale cristiana. Descriverò di seguito cosa mi colpisce del messaggio di Gesù, rapportato ai nostri giorni e mantenendo prudentemente un taglio laico.
Gesù afferma la centralità della coscienza morale, che richiama il principio di responsabilità come istanza che suggerisce, valuta, discerne e sottopone un esame: è una forza che spinge a fare o non fare, a compiere azioni che di per sé non vorremmo compiere o a non compiere azioni che invece ci attirano.
La coscienza morale evoca la responsabilità, che significa capacità di risposta. Rispondere, dal latino respondeo, vuol dire promettere e chi mantiene le promesse è affidabile, leale, non falso. 
La persona responsabile, guidata dalla propria coscienza morale, è determinata a tenere fede agli impegni presi, a voler rispondere di se stesso e quindi mettere in secondo piano il giudizio sugli altri, perché sa che perderebbe potere di risposta se lo facesse.
Chi è responsabile non spalanca gli occhi nel cercare il colpevole, ma ha l’umiltà di  abbassare le palpebre e guardare dentro se stesso. La celebre regola d’oro “tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi fatelo a loro” (Mt 7,12) si basa su questo principio. 
L’uomo nobile, come direbbe Confucio, si addolora nel biasimare gli errori altrui, l’uomo ordinario invece ne gode.
La responsabilità richiama anche il coraggio, che è la virtù a mio avviso decisiva da agire in questo 2021. La parola richiama proprio l’azione del cuore; il suo opposto è la debolezza, nel senso di incostanza, impazienza, incapacità di mantenere e sopportare, evanescenza. Il coraggio invece evoca la forza interiore nel preservare la nostra energia vitale che nutre l’azione e sconfigge la paura. È la dinamica che ci consente di essere ordine e non caos, è la spinta che ci porta a rinnovare lo status quo e a vedere l’opportunità nell’incertezza. Nella Bibbia il “non avere paura” compare 365 volte. 

Spero che questo breve viaggio itinerante su alcuni insegnamenti dei quattro Maestri possa offrire, com’è stato per me, qualche spunto di riflessione per portare benessere nella nostra vita, personale e professionale, nel nuovo anno che ci aspetta.

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