Almodóvar, McGrath e il Coaching

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Qualche tempo fa ho partecipato a una giornata di Public Speaking e mi è stato chiesto, come esercitazione, di parlare della relazione tra coach e coachee.

Ho scelto di parlarne attraverso un film e un libro che, a mio parere, hanno molto a che fare con la relazione di coaching: il film “Parla con lei” e il libro “Port Mungo

Ho intitolato il mio tema “Il racconto dei racconti”, prendendolo in prestito dal film di Garrone, titolo per me fortemente evocativo.

In breve, “Parla con lei” di Almodovar, con le coreografie di Pina Bausch, è una danza. I personaggi danzano la loro storia, spesso ne sono vittima e carnefice, spesso sono gli altri che – guardandoli danzare – definiscono i contorni della loro storia.

C’è un personale concetto di realtà e c’è la lettura collettiva di quella realtà; i mondi dei personaggi prendono vita attraverso i sorrisi, la disperazione, la parola. La parola è la protagonista del film, la parola che “tiene in vita”, la parola che è il significante della vita. L’autore riesce in una missione quasi impossibile: porta lo spettatore a porsi verso Benicio in condizione di sospensione di giudizio, rispetto al comportamento messo da lui in atto. 

Port Mungo” di Patrick McGrath si sviluppa intorno alla narrazione di un’unica storia. E’ un libro su una realtà che non riesce mai a essere  oggettiva, una realtà che si costruisce e si alimenta di personali concetti di realtà.
È il libro dei “forse”, dei dubbi, dell’istinto; una realtà emozionale che guida la percezione di una realtà più grande che sembra non essere mai ancorata ai fatti, all’oggettività. Le convinzioni vengono continuamente messe in crisi, sembra che nessun pezzo di racconto possa essere narrato con un’unica voce. Qual è la realtà? Come si sono davvero svolti i fatti? Domande con molte risposte, a seconda del narratore.

Nelle due opere ho visto molto della relazione di coaching: la danza fra Coach e Coachee, l’attenzione alle parole che sono l’appiglio per aprire il mondo dell’altro, la percezione della realtà, il non giudizio, l’ascolto e la ricerca di quelle domande che aiutano a far emergere la parte che sta sotto ai comportamenti e che la determina.
Nel flusso tra Coach e Coachee si sta con quello che c’è, si parte da quella percezione di realtà, si parte da quella narrazione e dalle parole utilizzate: il Coach si avvicina al Coachee riconoscendolo come narratore e depositario del “racconto dei racconti”.

Attraverso questa danza però il Coachee allarga i propri spazi, introduce nuove realtà, impara a riconoscere le storie dell’altro (del suo capo, del suo collega, del suo collaboratore) e arricchisce di nuove elementi la “sua” storia, integrandola con le narrazioni di tutti. 

In copertina | Camilla Alberti, Regressione (2016-2017)
Disegni inchiostro su carta installati su telaio in legno e acciaio, quaderno 19x25cm, telaio 70x50cm.Opera apparsa sulle carte delle emozioni del tool-kit flowknow®, grazie alla collaborazione con Eccentric.C

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