La relazione con l’altro aiuta a scoprire se stessi e il dare alle cose il giusto tempo: ritratto di Annarita Galanto

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Annarita Galanto ha lavorato nel mondo del marketing, della comunicazione e della formazione prima di approdare al Business Coaching. Ci racconta quanto sia importante che ognuno abbia la forza di capire quale sia la propria essenza, come metterla a frutto e a disposizione del mondo nella maniera più proficua possibile. Il Business Coaching ha un ruolo in questa presa di consapevolezza e ricongiunzione con il proprio sé, e Annarita si sente molto fortunata nel poter essere parte attiva di questo cambiamento.

La webcam si accende rivelando l’immagine di una donna vestita di arancione. I suoi colori mediterranei ci raccontano subito le sue origini del sud, il sorriso caldo ci mette immediatamente a nostro agio. Annarita ci accoglie nella sua casa di Milano come se fossimo lì, nonostante la distanza. Ci lascia entrare nel suo spazio di vita un po’ come si fa con i vecchi amici, quelli che passano a trovarti senza preavviso. Scambiamo qualche parola sugli ultimi tempi: è agosto, fa ancora caldo ma nonostante tutto, la stanchezza accumulata in questi mesi non ha preso il sopravvento sull’entusiasmo che caratterizza la sua vita lavorativa: Annarita è una Coach e Docente, ma anche co-autrice di due libri, uno dedicato all’Employment Branding, e l’altro all’Innovative Management, declinato nelle forme dello smart working, job crafting, virtual team ed Empowerment. 

La figlia di un imprenditore: un destino già scritto?

Per raccontarvi di me” si fa subito seria “devo cominciare da un dato importante: sono la figlia di un imprenditore e per questo sembrava che il mio destino fosse già stato scritto”. 

La scelta era obbligata, ci racconta, le possibilità erano seguire le orme della sua famiglia e scegliere una laurea in Economia o in Giurisprudenza. Il Marketing però ad Annarita interessa davvero. I suoi occhi si illuminano quando ci parla degli anni ‘90, di quando si è trasferita a Milano dalla Puglia ed è stata catapultata nel Boom dell’IT.

Il mio primo lavoro è stato per un’azienda all’avanguardia: alti ideali e progetti ambiziosi. Mi piaceva portare avanti un discorso innovativo di re-engineering, confrontarmi con strutture non più gerarchiche ma “piatte” in cui le informazioni venivano veicolate in modo capillare”.

Così, ci racconta, per dieci anni si è occupata di Marketing Strategico e Comunicazione, ha collaborato con giornalisti e imparando tutto da sola, con una filosofia che definisce con orgoglio “temprante”.

Quando la relazione con l’altro aiuta a scoprire se stessi

È stato per caso che sono stata catapultata nel mondo Accademico” continua divertita. “Un mio amico e collega che si occupava di formazione, mi chiese con pochissimo preavviso di sostituirlo in aula – si trattava di un corso universitario per professionisti – e non mi diede la possibilità di dire di no. Io non avevo idea di cosa significasse tenere un corso, così ho portato alla classe la mia esperienza in azienda: lì mi si è aperto un mondo!

Gli amici, quelli che ti conoscono bene e che ti leggono nel profondo, hanno sempre la vista lunga, ci racconta Annarita. 

Se per fare un favore ad un amico ho scoperto l’insegnamento, adesso parte essenziale della mia vita professionale, è sempre per merito di un amico che ho scoperto il Business Coaching”.

Lo scenario cambia improvvisamente: l’immagine dei banchi di una spaziosa aula della Bocconi lascia il posto ad una scena ben diversa. Siamo a Monopoli, adesso, vediamo una casa bianca sul mare, è una calda notte d’estate. 

Ero stata invitata a cena da un amico, durante un’estate pugliese. Mi disse che sarebbe stata presente una persona che faceva il mio stesso lavoro, ovvero la Coach… Continuava a dirmi che doveva assolutamente presentarmela!” ci racconta sorridendo. “Non so perchè il mio amico abbia voluto usare proprio quel termine per definire il mio lavoro, Coach, forse con la sua personalità visionaria e innovativa ci aveva visto bene”.

È stato un fulmine a ciel sereno, prosegue. Annarita non era a conoscenza di questa definizione, per lei “il Coach” era un’entità indefinita nella quale non riconosceva di certo la sua professione, ma questa parola le è piaciuta, era il caso di approfondire.

Nulla capita per caso, e Annarita crede che questo suo amico le abbia lanciato la palla che le ha permesso di entrare in questo mondo. 

Di conseguenza non è rimasta con le mani in mano e ha iniziato ad appassionarsi e a studiare il mondo del Coaching, ancora molto acerbo in Italia. Non è stato facile, perché era una pratica ancora in fase di crescita.

Si è presa un anno sabbatico per dedicarsi completamente a questo studio, in maniera “bulimica”: ha sempre avuto questo approccio allo studio e alla formazione, improntato al continuo approfondimento e al soddisfacimento della curiosità, della voglia di conoscere e di informarsi. “La mia è una ricerca continua, senza mai fermarmi alla superficie”.

Se Annarita dovesse descrivere il tuo stile di Coaching in tre parole, ne userebbe quattro: ascolto, connessione, risonanza, trasformazione. 

Perché questa scelta?

L’ascolto è stata una delle mie prime scoperte nel mondo del Coaching. All’inizio del mio percorso di formazione credevo di essere un’ascoltatrice nata, pensavo che non avrei dovuto allenare da zero questa competenza – che è forse la più importante per il Business Coach. Invece, mi sono accorta di quanto fossi lontana dall’ascoltare consapevolmente e profondamente, in maniera attiva, e quanto questo fosse complesso all’interno di una sessione, per entrare in risonanza con il Coachee”. 

Essendo stata una consulente per tanti anni, lasciare andare il suo ego per dare spazio al cliente non è stato semplice: 

L’ascolto di un Coach è un’azione complicata… Quello di un consulente è radicalmente diverso e il passaggio non è stato immediato: l’attitudine a dare risposte, più che a facilitare il cliente a trovarle da solo, era forte”. 

Esercitarsi, investire sulla formazione e sullo studio approfondito si sono rivelate le strategie vincenti che hanno portato Annarita ad acquisire sempre più competenze ed esperienze.

Questo lavoro è frutto di un processo di maturazione e di tanto esercizio. Mi sono resa conto che questa era la mia vocazione e quello che “volevo fare da grande” superati gli -anta! Per maturare questa consapevolezza ho investito moltissimo: ogni cosa ha un suo tempo. Ho capito, sperimentandolo in prima persona, che non si possono prendere scorciatoie per diventare un Business Coach. Una volta scattato il meccanismo, bisogna seguire il processo, e stare ai suoi tempi, perché è prima di tutto  un percorso individuale  spesso di grande trasformazione”.

Il Business Coaching aiuta a connettersi con il proprio sé

Annarita trova affascinante il vedere lo sguardo entusiasta della gente che si accende quando si riconnette a se stessa.

La cosa che mi sorprende è che molti dei miei Coachee poi decidono di diventare Coach a loro volta. Evidentemente trasmetto a loro la mia passione tanto da farli incuriosire alla pratica”. Per questo lei si sente privilegiata: “fare un lavoro che aiuta gli altri, essere un mezzo che aiuta a mettere a fuoco il tesoro interiore dei clienti è di una magia incredibile: il Business Coaching ha un ruolo fondamentale nella presa di consapevolezza e ricongiunzione con il proprio sé e io mi sento molto fortunata nel poter essere parte attiva di questo cambiamento.

Come se non bastasse, Annarita è anche co-autrice del libro “Employment Branding: Una strategia di gestione delle risorse umane” e del libro “Smart Working, Job Crafting, Virtual Team, Empowerment”, entrambi editi da IPSOA. 


Nel primo libro, ci racconta che “l’impronta principale è il marketing, perché con questo testo io e Andrea Martone (cfr) volevamo rispondere alla domanda “Come posizionarsi nel mercato del lavoro nella maniera più adeguata, sia come professionista che come azienda?” 

Nel suo secondo libro approfondisce vari aspetti, quali smart working – tema attualissimo- i Team virtuali, e la teoria del job crafting. Questa consiste nell’attitudine, ora sempre più preponderante, per cui, a prescindere dal ruolo che si andrà a ricoprire nell’organizzazione, si dovrà sviluppare in maniera creativa la propria professione. Annarita ci spiega: “ad esempio se vengo assunta come commessa o cassiera di un supermarket, per ampliare le mie competenze dovrò (potrò) dare consigli ai clienti sui prodotti, trasformandomi in una esperta consulente e offrendo, insieme ad un prodotto, anche un servizio. Così facendo costruisco (=craft) il mio profilo lavorativo che non si esaurirà in una mera job description, ma sarò in grado di definirlo su misura, a seconda delle mie peculiarità e dei miei talenti”. 

Questo sarà il trend dei professionisti del futuro: ognuno creativamente si distinguerà dagli altri e si creerà il proprio profilo professionale.

Annarita è docente, insieme a Georg Senoner, del Master in Management Constellation. Come ha scoperto questa metodologia, tanto da diventarne insegnante? 


Lei e Georg Senoner, Founder di SysMaCon Systemic Maieutic Consulting e Partner di PeopleValueLab, si conoscono da molti anni.

Annarita si è avvicinata alla materia studiando Bert Hellinger e poi a Senoner, la cui prospettiva si differenzia da quella delle costellazioni familiari. 

Aveva “scoperto” Georg mentre conduceva le sue ricerche sulle Costellazioni e quando lui ha presentato il suo libro a Milano, ci racconta “gli ho scritto, ci siamo conosciuti così. Poi ho frequentato i suoi laboratori”

Entrare nell’universo dell’essere umano, nella sua personalità, nella sua bellezza e complessità l’affascina moltissimo. Mettere insieme tutta la sua formazione, metodologie apprese e strumenti, le ha permesso di toccare questi aspetti. E di ciò è estremamente grata.

Conclude con una riflessione che ci ha toccate, e che sintetizza l’essenza del Coaching nella sua forma più pura:

È importante che ognuno abbia la forza di capire quale sia la propria essenza, come metterla a frutto e a disposizione del mondo nella maniera più proficua possibile. Se si avverte troppa fatica nello svolgere qualsiasi compito, e se questo non si rivela in linea con la nostra essenza, è necessario operare un cambiamento“.

Chi è lei? Annarita Galanto

  • Professione – Business Coach & Senior Trainer at Performant by SCOA, Executive Business & Team Coach PCC
  • Svolge attività di consulenza e formazione in organizational design, strategia e marketing  per aziende, business school e pubblica amministrazione. Si è specializzata nello sviluppo organizzativo, nel teamwork, nel change management e nella leadership/followership, coniugando la centralità della persona e delle sue potenzialità con l’attenzione all’economicità e all’efficienza aziendale.
  • L’esperienza maturata in ambito aziendale e accademico le ha dato una diversa consapevolezza delle modalità di intervento nelle organizzazioni e la capacità di calarsi nei vari contesti sia aziendali che non, sperimentando approcci differenti, che le permettono di lavorare anche sul piano emotivo e comportamentale. 
  • Curiosità  – Pur essendo nata in una cittadina di mare è appassionata di montagna, dei suoi colori, silenzi e dei suoi paesaggi mozzafiato. L’attrae e incuriosisce tutto ciò che rappresenta innovazione: è affascinata dalle neuroscienze, ha condotto in collaborazione con il team del Behavior & Brain Lab dell’università IULM una interessantissima sperimentazione su un campione di studenti per analizzare gli effetti del Coaching sul Coach e sul Coachee durante una sessione (dalla sperimentazione è poi seguita una pubblicazione scientifica che è stata presentata al “The Engineering in Medicine and Biology Conference Management System 2020”). Si interessa di psicologia positiva e di psicologia della felicità di cui ambisce a diventare una delle maggiori esperte. Adora il cinema, viaggiare e godere della compagnia degli amici più cari.
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