Essere Business Coach: Sei domande a Angela Bassi

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Angela Bassi lavora in SCOA come coordinatrice della Scuola e con la qualifica di Business Coach dopo aver frequentato il programma per Senior Practitioner in Business Coaching. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscere più a fondo il Business Coaching e seguirne gli sviluppi futuri.

Che cosa ti appassiona del Business Coaching?

Sicuramente l’opportunità di poter essere d’aiuto agli altri e di supportarli nell’essere consapevoli delle proprie potenzialità. Aiutarli a fare la differenza, partendo da ciò che è dentro di loro e facendolo uscire allo scoperto. Ricordo che nei primi anni di collaborazione con SCOA – The School of Coaching, quando ancora non conoscevo bene questo approccio, mi ha sempre colpito vedere il cambiamento delle persone che iniziavano i percorsi di Business Coaching: all’inizio un pò diffidenti e poco ingaggiati; alla fine con una grinta nuova, la consapevolezza di aver trovato la strada giusta e la soddisfazione per i successi ottenuti nel proprio contesto o addirittura cambiandolo.

Che cos’è per te il Business Coaching e a cosa serve?

Il Business coaching è un percorso di consapevolezza, di crescita e di affermazione nel proprio ruolo rivolto a manager e a professionisti. E’ un costante allenamento di comportamenti e azioni efficaci per il raggiungimento di una performance ottimale e di risultati di business. E’ un percorso molto concreto perché i comportamenti infatti sono osservabili, replicabili e quindi allenabili. Così come per gli atleti è importante allenarsi continuamente per prepararsi a sostenere nuove gare e vincere, anche per i manager è importante continuare ad allenare quei comportamenti che li rendono più efficaci nel ruolo, nell’affrontare  una realtà in continuo cambiamento e che richiede quindi la capacità di innovare e di innovarsi. 

Questi comportamenti una volta allenati generano valore non solo per la propria organizzazione, ma soprattutto per se stessi.

Cosa facevi prima di occuparti di Business Coaching e cosa ti ha spinto su questa strada?

Prima di SCOA – The School of Coaching ho collaborato con un’altra importante azienda nel settore, affiancando professionisti esperti nella formazione. Ambito che mi ha sempre affascinato, essendo coerente anche con il mio percorso di studi. Ho ricoperto diversi ruoli: mi sono occupata di aspetti operativi e organizzativi, di progettazione, di erogazione, di controllo di gestione e questo mi ha dato modo di cogliere punti di vista differenti all’interno di un’organizzazione. Ho fatto io stessa un percorso di Business Coaching proprio nel momento del passaggio ad un ruolo con maggiori responsabilità.

In quel momento ho capito davvero che avrei voluto farlo anch’io ed ho frequentato il Programma per Senior Practitioner in Business Coaching.

Ho sempre nutrito una forte propensione al benessere del prossimo in ambito lavorativo e con il Business Coaching questa cosa ha trovato la sua massima espressione. L’aspetto più bello del Business Coaching è che si tratta di un percorso personalizzato sul Coachee; e proprio questo suo essere calato sulla persona e su obiettivi che lui stesso reputa alla sua portata, lo rende funzionale ed efficace nel lungo periodo.

Quant’è cambiato, secondo te, il Business Coaching col passare degli anni?

Sicuramente quando ho iniziato, nel 2006, non era un tema così noto. Adesso, sicuramente, inizia a essere molto più diffuso e ricercato. Proprio perché siamo in una realtà in continuo mutamento e con ruoli sempre più articolati e  al contempo flessibili, è importante che le persone possano esprimere al meglio le proprie potenzialità, i propri talenti e gestire al meglio le proprie emozioni. 

Il Business Coaching fa questo e le aziende ne riconoscono il valore.
Lo dimostra la richiesta in continua crescita di supporto individuale a figure manageriali chiave e in fase di sviluppo.
Inoltre oggi l’attività di Business Coach trova la sua applicazione all’interno delle organizzazioni e delle aziende anche in nuove forme di Team Coaching e Group Coaching, fino ad arrivare all’Organisational Coaching.
Questo è un chiaro segnale che si tratta di un ambito in continua evoluzione.

Quali sono le competenze su cui vale la Pena concentrarsi nel 2019?

In generale, dato che la maggior parte del nostro tempo è fatto di relazioni o di interazioni con gli altri, sicuramente non possono mancare l’ascolto e la comunicazione interpersonale. Che sono alla base di qualunque relazione buona e funzionale. 

Vista la complessità del mercato e il cambiamento continuo direi che altre competenze fondamentali sono:il self-management e la resilienza.

La prima perché la nostra efficacia dipende fortemente dalla conoscenza che abbiamo di noi stessi e dalla capacità di gestire le nostre emozioni, di darci degli obiettivi e di mettere in pista delle azioni per realizzarli. 

La resilienza perché occorre essere capaci di gestire avversità e imprevisti facendoli diventare un’opportunità di crescita, quindi trovando il modo di reagire e mettendo a fattor comune  con la propria organizzazione e con il proprio team quanto appreso.  

C’è un libro (o anche articolo, film ecc.) che ti senti di consigliare e che affronti, in modo implicito o esplicito, il tema del Business Coaching? In che modo lo affronta?

Sul Business Coaching, sicuramente consiglierei una pietra miliare: il testo di Whitmore “Coaching. Come risvegliare il potenziale umano nella vita professionale e personale“. Una lettura utile sia per chi vuole conoscere le basi del Coaching, sia per chi vuole sperimentarne l’applicazione per migliorare le modalità di relazione ed elevare gli standard delle performance. 

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