Guidare te stesso e gli altri durante una crisi

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“In qualità di Executive Business Coach e Mentors abbiamo appreso come affrontare le crisi dei nostri clienti e colleghi. Abbiamo pensato quindi che sarebbe stato interessante condividere alcuni degli approcci che abbiamo trovato più utili.” Tim Bright ci guiderà alla scoperta di come il nostro organismo e la nostra mente reagiscono alle crisi. Scopriremo la FFF response, il modello SCARF, i circoli CIA, l'Etichettatura e l'inquadramento dei nostri pensieri, fino ad arrivare ad analizzare le fasi del dolore.

Uno dei vantaggi di lavorare in paesi in rapido cambiamento come la Turchia è che hai la possibilità di confrontarti con molte crisi. Come Executive Search Consultants, in OneWorld Consulting, quando intervistiamo candidati Senior, spesso affermiamo che qualcosa è accaduto in un determinato anno “a causa della crisi”. A volte dobbiamo chiederci “quale crisi?”, ne abbiamo vissute così tante negli ultimi 25 anni: terremoti, enormi svalutazioni, tentativi di colpo di stato e disordini politici, oltre a essere influenzati dagli eventi globali.

Se i dirigenti sono diventati abili nel gestire le crisi, nel contempo, individui e aziende hanno costantemente dimostrato la loro agilità e flessibilità. Scopriamo quali approcci si sono rivelati utili per gestire la crisi dei nostri clienti e collaboratori.

La Fight, Flight, Freeze Response

In momenti di stress si attiva la nostra Fight, Flight, Freeze response. La FFF response è una sana reazione che si manifesta quando siamo fisicamente in pericolo, permettendoci di sopravvivere in caso di emergenza. Essa viene si innesca nel momento in cui percepiamo un pericolo e, sfortunatamente, si attiva anche quando non ci troviamo in una situazione di vero rischio fisico. Quando si verifica la FFF response, infatti, le zone del nostro cervello deputate alla ragione e alla logica vengono bypassate e il nostro sistema nervoso autonomo prende il sopravvento. Il nostro cervello e il nostro organismo entrano in “modalità sopravvivenza” e questo non ci aiuta a gestire la situazione in cui ci troviamo.

Come sostiene David Rock, “la FFF response risulta fatale per la produttività di una persona o di un’organizzazione. Questa risposta dell’organismo causa, infatti, un consumo di ossigeno e glucosio dal sangue, i quali vengono deviati da altre parti del cervello, inclusa  l’area che elabora nuove informazioni e idee. Ciò altera il pensiero analitico, l’intuizione creativa e il problem solving: in altre parole, proprio quando le persone hanno più bisogno di dare il meglio delle proprie capacità mentali, le risorse fondamentali vengono a mancare”.

Generalmente, pensiamo ad esempi di Lotta e Fuga – Fight and Flight, quando le nostre menti e i nostri corpi si preparano a fronteggiare una minaccia. Abbiamo poi anche esempi di congelamento – Freeze, sia nella vita quotidiana che in natura, che possono essere efficaci tecniche di sopravvivenza. La risposta Fight Flight Freeze è naturale e ci sono ragioni evolutive che la giustificano

Quando viviamo questa risposta su di noi, però, dobbiamo considerare se ci è utile o meno. Di solito non ci troviamo in un reale pericolo fisico immediato e in questo caso la FFF response diventa inutile perché ci impedisce di impegnare la parte razionale del cervello per affrontare la situazione in modo costruttivo.

Per evitare che la FFF response si inneschi tanto in noi stessi e quanto negli altri può essere utile imparare a riconoscerla fin da subito.

Il modello SCARF

David Rock ci parla del modello SCARF per capire cosa innesca la FFF response. Quando sentiamo il nostro status, la nostra certezza, autonomia, imparzialità ed equità (Status, Certainty, Autonomy,  Relatedness e Fairness) minacciati abbiamo maggiori probabilità di reagire con l’FFF response. Durante la crisi generata dal Covid-19, ad esempio, abbiamo avuto poche certezze, abbiamo perso l’autonomia e le vecchie connessioni sociali. In più, l’intera situazione è sembrata ingiusta e difficile da sopportare e ha compromesso lo status di molti. Quando diventiamo leader di noi stessi e degli altri, dobbiamo essere consapevoli dei trigger della SCARF e fare ciò che possiamo per evitare di trasformarli in minacce prepotenti.

Ci sono molti aspetti della mente umana che non conosciamo, ma possiamo costruire “isole di certezza” e concentrarci sul dare e ottenere quante più informazioni chiare possibili. Siamo ancora in grado di garantire a noi stessi e ai nostri team autonomia, consentendo loro di fare delle scelte sul loro lavoro e sugli obiettivi. Siamo in grado di costruire connessioni sociali utilizzando canali diversi per rimanere in contatto, formalmente e informalmente. Possiamo essere consapevoli di come il nostro senso di equità è stato messo alla prova,  riflettere su di esso, e forse ricordare che molti altri stanno vivendo un momento peggiore del nostro.

Il modello CIA

Un altro modello che troviamo utile per risolvere una crisi è il modello CIA (ci piacciono gli acronimi orecchiabili!), che significa Controllo, Influenza e Accettazione o Adattamento.

leading in crisis
Quando siamo in crisi, per evitare di incanalare la nostra energia nel modo sbagliato può essere utile analizzare i problemi a partire da ciò che possiamo controllare, considerando poi ciò che possiamo influenzare e infine ciò che dobbiamo accettare. Le persone spesso sprecano tempo ed energie a pensare a problemi per cui possono fare poco o nulla. Possono apprendere di essere impotenti e pensare che non c’è nulla per cui possano rimediare. Gestendo la nostra FFF response e valutando con calma ciò che dobbiamo affrontare, possiamo essere più ottimisti su ciò che possiamo controllare e ciò che possiamo influenzare e, cambiando il modo in cui agiamo, potremmo essere in grado di spostare alcune cose dal “cerchio di influenza” al “cerchio di controllo”. Inoltre, dobbiamo accettare che alcuni problemi sono al di fuori dal nostro controllo. In questo senso, può essere utile pensare a come possiamo adattarci efficacemente a questi problemi. Ad esempio: non possiamo determinare per quanto tempo subiremo le ripercussioni del coronavirus, ma possiamo pensare a come adattarci per sfruttare al meglio la situazione in cui ci troviamo.

Tutto ci può essere tolto, eccetto una cosa: la libertà di scegliere il nostro atteggiamento in ogni determinata situazione.

Viktor Frankl

La tecnica dell’Etichettatura

Un’altra tecnica che può aiutarci a gestire le nostre emozioni ed essere più agili dal punto di vista emotivo, è quella di etichettare i nostri pensieri e le nostre emozioni.

L'etichettatura ti consente di vedere i tuoi pensieri e le tue sensazioni per quello che sono: fonti transitorie di dati che possono o meno rivelarsi utili.

Susan David

Essere in grado di osservare i nostri pensieri e sentimenti dall’esterno, mettere una certa distanza tra il nostro sé cosciente e i nostri pensieri e sentimenti è un passo fondamentale per cambiare il modo in cui reagiamo.

Tra stimolo e risposta, c'è uno spazio. In quello spazio si trova la nostra libertà e il nostro potere di scegliere la risposta. In questa risiede la nostra crescita e la nostra felicità.

Attribuito a Viktor Frankl

Oltre a etichettare o nominare i nostri pensieri e sentimenti, possiamo migliorare la nostra capacità di affrontare l’incertezza e le altre sfide che ci si presentano riformulando il modo in cui pensiamo a ciò che stiamo vivendo. Chiederci cosa possiamo imparare da questa esperienza, di cosa dobbiamo essere grati e accettare che alcuni eventi che sono solo casuali, può aiutarci.

Le 5 fasi del dolore

In un recente articolo di Harvard Business Review, David Kessler spiega come comprendere le 5 fasi del dolore può aiutarci a gestire noi stessi e gli altri in una crisi. 

“Le fasi non sono lineari e potrebbero non verificarsi in ordine. Non è una mappa ma ci forniscono alcune impalcature. C’è una fase di negazione, per cui facciamo presto a dire: “questo virus non ci influenzerà”. Segue la rabbia: “mi stai facendo stare a casa e mi stai portando via la mia routine”. C’è la contrattazione: “va bene, se seguirò la distanza sociale per due settimane, tutto andrà meglio, giusto?” Poi c’è la fase della tristezza: “non so quando finirà”. E infine abbiamo l’accettazione. “Sta succedendo questo; Devo capire come procedere”. L’accettazione, come puoi immaginare, è dove sta il potere: troviamo il controllo nell’accettazione. “Posso mantenere una distanza di sicurezza. Posso imparare a lavorare virtualmente.”

Kessler continua – “La nostra mente inizia a mostrarci immagini, come quella dei genitori che si ammalano. Vediamo i possibili scenari peggiori e le nostre menti assumono un atteggiamento protettivo. Il nostro obiettivo non è ignorare quelle immagini o cercare di farle sparire: la nostra mente non ce lo permetterà e può essere doloroso provare a forzarla in questo senso. L’obiettivo è trovare un equilibrio nelle cose che stiamo pensando”. 

Kessler ha ora aggiunto un sesto stadio alle 5 fasi del dolore: il Significato. 

“Non volevo fermarmi all’accettazione quando ho provato dolore personale. Volevo un significato per quelle ore più buie. 

Adesso, le persone si stanno rendendo conto di poter rimanere connessi attraverso la tecnologia: non sono così lontane come pensavano. Ci stiamo rendendo conto di poter usare i nostri telefoni per lunghe conversazioni, stiamo apprezzando le passeggiate. Credo che continueremo a trovare un significato a tutto questo, sia adesso che quando tutto questo sarà finito.”

Spero che questi modelli ti abbiano dato alcune idee da utilizzare e  condividere con chi ti circonda e le persone che segui.

Leggi l’articolo in inglese.

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