Come mantenere il contatto emotivo nel digitale?

contatto emotivo
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on email

Creare, mantenere e coltivare il contatto empatico con i propri collaboratori, colleghi e clienti lavorando a distanza, è stato un grande tema manageriale emerso in quest’anno particolare, su cui ha impattato fortemente il Covid-19. Come comunicare in maniera efficace, coinvolgendo i nostri interlocutori dietro uno schermo? Come esprimersi in modo tale che il contenuto esplicitato crei ingaggio, motivazione e senso di appartenenza, nonostante la distanza?

Nella dimensione digitale, dove la comunicazione risulta spesso più fredda, distante e rigida, come possiamo creare una connessione con chi ci ascolta, mantenere alto il contatto emotivo e riscaldare l’interazione comunicativa tra le persone? 

Lo abbiamo chiesto a Claudio Achilli, Executive Consultant, Business Coach, Docente presso 24ORE Business School e Moderatore, a Gennaro Iaccarino, attore di teatro e cinema, e a Matteo Fumagalli, influencer e Youtuber.

La voce: uno strumento per avvicinare 

Abbiamo deciso di confrontarci su questo tema con Claudio Achilli, che quotidianamente allena i suoi clienti al public speaking nei contesti organizzativi e di business.

Achilli ci racconta che rispetto a un discorso in pubblico tenuto in presenza, a fare la differenza sul digitale, soprattutto a livello immediato e diretto sull’online, è soprattutto l’elemento emozionale. Per questo, suggerisce ai suoi Coachee «di mettere nella propria voce tutta la propria passione», che può essere veicolata proprio dalla modulazione della parola.

Per creare un contatto con la propria audience attraverso uno schermo e un microfono, acquisisce particolare importanza il ruolo della voce: «con i miei Coachee lavoro tanto sull’esercizio del tono e del ritmo, oltre che sul linguaggio, che deve essere breve e conciso. Con il ritmo, col tono e con le pause facciamo la differenza. Questi sono strumenti straordinari. Una pausa ben scandita, all’interno di un discorso, è come un evidenziatore che sottolinea i nostri concetti espressi: con una pausa li lasciamo ‘in aria’ per essere percepiti, interiorizzati e metabolizzati al meglio dall’interlocutore». 

Se modulata attraverso questi strumenti, «la voce ha un peso enorme per l’efficacia comunicativa» continua Achilli, «in particolare nei video o nelle dirette in cui non riusciamo a percepire la totalità del linguaggio paraverbale di chi ci ascolta. Con la nostra parola abbiamo il potere di veicolare sì informazioni, ma soprattutto emozioni: per farlo, dobbiamo usare una ‘voce del sentimento’, dell’empatia, che viene dal cuore e che avvolge chi la ascolta». 

Per la sua rilevanza, prima di una presentazione serve scaldare la voce, ma come? Achilli raccomanda esercizi di respirazione diaframmatica, bere un bicchiere d’acqua per distendere i nervi e una preparazione fisica e psicologica prima dell’esposizione.

Leggi anche: Affrontare un colloquio di promozione, riposizionamento e assessment da punto di vista delle soft skills

Il video come specchio

Insieme alla voce, intervengono la gestualità e l’espressività del volto e dello sguardo per enfatizzare i concetti e la passione che trasmettiamo. Le persone si sentono più coinvolte, partecipi e ingaggiate da una comunicazione mossa, ed espressa dai nostri gesti, con entusiasmo. «Il consiglio che mi sento di dare sempre è prepararsi al video», dice Achilli, «provare davanti a una telecamera, interiorizzare e poi esprimere nel modo giusto il nostro messaggio all’interlocutore. Parliamo per gli altri, non per noi stessi».

Gennaro Iaccarino, che invece proviene dal mondo del teatro e del cinema – in cui la dimensione dell’emozione e del contatto emotivo è imperante –  ha ritrovato nella comunicazione video un «gioco con l’elemento dello specchio e del doppio».

Durante una riunione di Zoom con il team possiamo vedere con i nostri occhi come il nostro volto si muove quando parliamo, come usiamo la gestualità per rafforzare un concetto a cui teniamo. La fruizione online del rapporto con l’altro ci permette di avere molta più consapevolezza su come comunichiamo ed è un’occasione per studiarsi e apprendere qualcosa di più su noi stessi. 

Lo sfondo e l’immagine che vogliamo trasmettere di noi 

Durante una conference call su Zoom non possiamo non notare il mosaico degli utenti partecipanti, chi con uno sfondo preimpostato dalla piattaforma, chi con una libreria, un quadro, o un frigorifero colorato da cartoline e foto. 

Achilli, che partecipa a molti webinar in qualità di Docente e Business Coach, osserva che «la cura nei confronti della propria immagine è funzionale all’efficacia della comunicazione online: il look che scegliamo di indossare, la luce, ma anche il setting e lo sfondo che abbiamo dietro di noi dicono molto dell’immagine che diamo di noi stessi». 

L’immagine professionale deve essere mantenuta e non sottovalutata, anche in termini di personal branding e promozione della propria professionalità: bisogna saper costruire la giusta cornice per dare risalto alla nostra comunicazione, per creare un equilibrio e un’armonia. In qualche modo dobbiamo diventare registi e creare un setting ideale che esprima la nostra personalità, proprio come in una pellicola cinematografica.

Live call o un video registrato

Innumerevoli sono gli incontri in live call a cui partecipiamo ogni giorno. Sempre più frequentemente però capita anche ai manager di dover preparare dei video per occasioni speciali. Tra una live performance e una diretta c’è ovviamente grande differenza. Parlando del suo lavoro di attore di cinema e di teatro Gennaro Iaccarino ci dice: «La preparazione – per stare sul palcoscenico o recitare davanti la videocamera – è sostanzialmente la stessa, perché la recitazione è il mezzo per portare in scena la vita e l’essenza del personaggio in entrambi i ‘palcoscenici’. 

Tuttavia, aumentano le responsabilità dell’attore sul palco teatrale, sul quale si deve prestare un ascolto attento al pubblico e accertarsi di non commettere errori in ‘live’. È l’attore stesso che decide ‘come andrà’ l’esibizione, ne è l’artefice ultimo, perché la sua performance non può essere replicata, modificata né è dipendente da altri soggetti». 

Questa attenzione di cui parla Iaccarino è certamente fondamentale anche in una call aziendale. Gli altri mi stanno seguendo? Capiscono ciò che dico? Sono allineati con quello di cui sto parlando? La delicata competenza dell’intelligenza emotiva viene esercitata in ogni momento dell’esposizione in azienda, sia in relazione agli altri sia per la carica che sente la persona in se. La consapevolezza dell’ingaggio che si sta creando è fondamentale per l’efficacia del discorso che si sta svolgendo. 

Il canale del Youtuber Matteo Fumagalli

Per Matteo Fumagalli «in una live, il miglior modo per creare una connessione empatica con chi partecipa è seguire quello che succede, o per dirla con il linguaggio Coaching, stare con quello che c’è e attivare l’ascolto. Si tratta di essere partecipativi e dare il proprio contributo.»

Ben diverso è il caso dei video preparate in anticipo, dice Matteo. «La preparazione di video registrati ed editati richiede un focus sul contenuto che si andrà a proporre, più che sull’approccio alla comunicazione».

Il cinema ci dà ancora un’altra lettura. 

Iaccarino ci racconta che «la difficoltà, durante le riprese cinematografiche, sta nel mantenere la naturalezza e la spontaneità dell’atto recitativo: capita spesso che dopo una serie di ciak ripetuti in un lasso di tempo brevissimo, gli attori perdano lo slancio e l’entusiasmo. Inevitabilmente ogni frame è diverso dai precedenti, e mano a mano che la serie procede la performance degli attori rischia di non essere più energica».

Gennaro Iaccarino sul set di CheBanca!

Prepararsi, esercitarci oppure andare di libera improvvisazione?

Per comunicare attraverso un video, nella maggior parte dei casi, si dovrebbe puntare sull’ingaggio, sulla puntualità del messaggio, sull’immediatezza e sull’impatto emotivo che crea nell’ascoltatore. Certamente, non ci possiamo preparare per ogni riunione ma ha senso fermarsi a riflettere su quali sono quelle platee per cui la preparazione può essere determinante per l’esito dell’incontro. 

Per esempio, quando serve dire poche cose, ma nel migliore dei modi, sinteticamente e con appeal, oppure quando vogliamo che il nostro messaggio colpisca. Nell’online, infatti, le curve di attenzione durano molto di meno rispetto alla comunicazione offline, e la distrazione è una facile tentazione se non si crea il giusto contatto. 

«Serve prestare attenzione a come il messaggio viene veicolato, e fare storytelling per rendere il nostro discorso accattivante. Ogni presentazione è un racconto di una storia, di un’esperienza, e questa va costruita, pensata e preparata a monte della sua esecuzione» ci spiega Achilli.

Claudio Achilli nel corso Chi è di scena - Public Speaking

Per le occasioni importanti è importante provare la presentazione in videocamera prima di andare in live, per vedere come comunichiamo, con che stile, se siamo capaci di dosare il messaggio e combinarlo con la giusta espressività, etc.

Ogni dettaglio, ogni parola e ogni gesto può essere preparato, come ad una prova generale prima di un concerto, in anticipo e senza che nulla sia lasciato al caso. Matteo Fumagalli ribadisce che l’allenamento a stare ‘in video’ con i propri utenti diventa importante se vogliamo comunicare al meglio: «certo, all’inizio si è ovviamente più impacciati, la presenza in video è magari un po’ goffa perché non si è presa ancora confidenza con lo strumento e le sue regole, ma con l’esperienza [e l’allenamento] si acquisisce più dimestichezza».

Una comunicazione generosa: anche in video call emerge l’autenticità

Se vogliamo creare una connessione, subentra la generosità comunicativa nei confronti del nostro pubblico, che si verifica se chi parla è propenso verso gli interlocutori e non sta attuando una comunicazione autoreferenziale. 

«Penso che chi comunica in video debba essere generoso nei confronti del suo pubblico, essere energico, usare il pathos per appassionare le persone. Siamo tutti vivi, ma poche persone sono vitali. Se vuoi che le persone si appassionino a quello che dici, devi essere tu in primis a trasmettere passione». 

Le emozioni forti che emergono dentro di noi, la paura del giudizio, la timidezza di fronte alla telecamera, non si possono cancellare come con un colpo di spugna. Se canalizzate nel modo giusto, sempre servendosi di tecniche di respirazione e di preparazione psicologica, si possono trasformare in energia, in adrenalina. Proprio come la preoccupazione che ci divora prima di un esame universitario, ma che ci dà la spinta a dare il meglio di noi stessi.

«Dobbiamo essere noi stessi, naturali, sinceri e anche imperfetti. Siamo umani, e l’errore non deve essere demonizzato. Anzi, spesso crea vicinanza e autenticità» puntualizza Achilli.

Anche Matteo Fumagalli la pensa in modo simile. Per connettersi con la propria audience, cerca sempre di essere autentico e di non creare un personaggio artificioso, ma più che mai mai trasparente. Gli utenti lo notano velocemente se l’influencer non crea un contatto genuino, dice. 

Anche per Iaccarino è un tema importante. «Le emozioni passano attraverso un onesta ammissione di ciò che sentiamo. Noi attori siamo più predisposti, e in contatto, con il mondo delle emozioni. Siamo meno impauriti quando parliamo di manifestare un bagaglio emotivo perché possediamo un certo livello di dimestichezza con lo ‘specchiare’ le emozioni, vissute dai personaggi che andiamo ad interpretare. 

Ti dico che non esiste una regola unica per convogliare le emozioni attraverso un video, ma parlerei del fatto che non bisogna forzare l’altro. Il ‘galateo’ che regola i rapporti in presenza tra persone deve essere mantenuto e, semplicemente, trasposto online. 

Ciò implica a volte anche di non essere perennemente estroversi e aperti a condividere tutto il nostro sentito». 

Intrattenere una relazione professionale attraverso la comunicazione online, implica l’allenamento di una serie di fattori: della corretta modulazione della voce, della presa di consapevolezza della propria gestualità ed espressività, della trasmissione del proprio interesse, entusiasmo, passione, per coinvolgere e connettersi al proprio ascoltatore. Ma soprattutto vuol dire raccontarsi anche attraverso il proprio sentito emotivo e fermarsi a sentire quelli altrui. Facciamoci le domande: in questa stanza che energia c’è? Che emozioni vi regnano? Come posso dare il mio contributo?

Creare contatto empatico con gli altri sia online che offline, si riassume in pratiche di training continuo, nello sfruttare ogni occasione disponibile, abbracciando l’errore e ricavando apprendimenti. I giapponesi usano la parola Kaizen (改善) per definire un processo di miglioramento senza sosta. Proprio come loro, cerchiamo di seguire questo insegnamento e di trovare sempre uno stimolo per allenarci.

Follow us
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on whatsapp
Share on email