The artists knowledge – come l’arte può aiutare il business ad affrontare meglio le sfide di oggi

The artists knowledge - come l'arte può aiutare il business ad affrontare meglio le sfide di oggi
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Gli artisti Baptiste Debombourg, Ivana Adaime Makac, Axel Straschnoy, Gabriele Di Matteo e Tomislav Brajnovic insieme alla curatrice Gabriela Galati all'inaugurazione della mostra Naturalia&Artificialia di Eccentric.

Mercoledi 12 ottobre inaugura nei spazi di MyOwnGallery presso Superstudio la mostra Naturalia et Artificialia di Eccentric curata da Gabriela Galati, mente argentina trapiantata in Italia. In mostra opere di artisti contemporanei di ricerca, contesto che Performant by SCOA ed Exeo hanno deciso di sponsorizzare per il valore che l’esplorazione artistica può creare quando portata a contatto con persone di business in costante bisogno di novità.

Queste le parole della curatrice per presentare la mostra: “Naturalia et artificialia erano due categorie con cui si classificavano le meraviglie esposte negli studioli durante il Rinascimento. Nel contesto di questa mostra queste categorie sono il fil rouge che attraversa i temi trattati da artisti e opere. Ma non è questa differenziazione in se stessa artificiale? Perché non esiste natura senza artificio, senza il filtro della cultura, né tecnologia o artificio che non partecipi della natura.”

Uno degli elementi che caratterizza il processo della creazione di prodotti e servizi nuovi è la capacità dell’impresa e di chi sviluppa risposte ai bisogni del mercato di oggi di stare nella dimensione “offuscata di mezzo” dove le categorie, gli oggetti, i concetti di una volta perdono il loro significato per rinascere in un formato nuovo.

Creare non vuol dire fare qualcosa dal nulla ma al contrario prendere quello che già abbiamo e ripensarlo in una forma diversa. Questo approccio di ripensare la funzione di un’oggetto è stato un elemento della creazione artistica fin da quando l’artista Duchamp creò l’opera ready made chiamata Fontana da un comune orinatoio nel 1917. E’ poi diventata una prassi artistica così comune che in qualche maniera era l’elemento centrale del modo di fare arte degli ultimi due decenni del secolo scorso. Come scriveva all’epoca il curatore e critico d’arte Nicolas Bourriaud nel suo libro Post production: “Sin dai primi anni Ottanta gli artisti cominciano a creare opere d’arte sulla base di opere già esistenti. Non si tratta più, quindi, di elaborare una forma sulla base di un materiale grezzo, ma di lavorare con oggetti che sono già in circolazione sul mercato culturale. I concetti di originalità e di creazione svaniscono in un panorama dominato da nuove figure come il DJ e il programmatore, entrambe capaci di selezionare oggetti culturali e includerli in nuovi contesti”(1).

Oggi questa mentalità artistica di “re-framing” e “ri-costruction” è diventato il modello di business di milioni di persone della nostra epoca digitale. Nella dimensione digitale infatti questo approccio di “connect and combine” assume una faccia nuova in ciò che viene chiamato la “distruptive innovation”. In un recente libro di Forrester Research, James McQuivey parla dell’innovazione digitale dicendo: “i disruptor digitali integrano rapidamente le loro esperienze di prodotto con benefici adiacenti, sperimentando miglioramenti continui, seguono il cliente per costruire un risultato che stravolge completamente il panorama del business. Poi arricchiscono queste nuove possibilità con l’offerta di esperienze totali di beni, integrando i loro prodotti e servizi con funzionalità digitali. — Tutto questo è permesso da tre elementi di moderna infrastruttura dell’innovazione: strumenti a buon mercato o gratuiti, piattaforme digitali e consumatori digitali”(2).

Cosa possiamo quindi imparare dall’operare degli artisti contemporanei?

Per creare il nuovo non bisogna partire dal nulla ma guardare le parti a disposizione da un altro punto di vista per poi riorganizzarle in un formato nuovo. Per fare questo dobbiamo mettere in discussione le categorie mentali esistenti, proprio come nel caso della mostra curata da G.Galati dove natura ed artificio non sono nient’altro che due concetti da ripensare, per così scoprire la nascita di una realtà nuova. Tutto ciò ovviamente a scopo di creare valore in un processo di sviluppo che porta ad evolvere il nostro fare e modo di essere.

1. Postproduction, come l’arte riprogramma il mondo, Nicolas Bourriaud, Postmedia Books
2. Innovazione Digitale, preparare l’azienda al futuro del business, James McQuivey, Hoepli

Naturalia et artificialia

Inaugurazione 12 ottobre, ore 18.30
Dal 12 al 21 ottobre, 2016
Presso gli spazi di Superstudio: via Tortona 27, Milano

Eventi collaterali

Martedì 18 ottobre, ore 18.30
Tavola rotonda: La scienza: istruzioni per l’uso in occasione dell’uscita del volume Mondi altri: Processi di soggettivazione nell’era postumana a partire del pensiero di Antonio Caronia, a cura di Amos Bianchi e Giovanni Leghissa (Milano: Mimesis).

Venerdì 21 ottobre, ore 19
Chiusura della mostra: Performance di E IL TOPO, partecipano Gabriele Di Matteo e Steve Piccolo. rnrnPer maggiori informazioni si prega di contattare:

Gabriela Galati ECCENTRIC Art & Research
info@ec-centric.eu
www.ec-centric.eu

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