Un percorso esperienziale che permette di uscire dai canoni della formazione

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"Un percorso esperienziale che permette di uscire dai canoni della formazione".

Queste le parole di Francesca Chialà, Consigliere di Amministrazione del Teatro dell’Opera di Roma, riguardo a “Sento Dunque Posso”, il workshop che ha avuto luogo in Sala Tese dei Soppalchi dell’Arsenale a La Biennale di Venezia, sull’intelligenza emotiva e sulla possibilità di creare un ponte tra il mondo dell’arte e quello del business. “Molto interessante è stata l’idea di farci vivere la giornata prima in maniera individuale, con la visita de La Biennale, in modo che ognuno con il proprio bagaglio potesse portare e condividere i propri stimoli individuali.” continua Francesca. “Il confronto, in questo senso, è stato fondamentale: nonostante le diverse percezioni, c’è stata una buona convergenza da parte di tutti, rispetto alla possibilità di poter lavorare in maniera molto forte sulla sfera emotiva. Chi più, chi meno, siamo tutti analfabeti dal punto di vista emotivo e sfruttare lo strumento dell’arte contemporanea per andare a lavorare su quell’area, quella delle emozioni, messa in secondo piano dalle aziende ma che, per fortuna, sta diventando sempre più centrale.” Chialà è amante dell’arte contemporanea anche nella vita privata ed è sempre stata un’assidua frequentatrice de La Biennale e ha sottolineato che “per generare cambiamento è necessario rimuovere le persone dalla propria comfort zone. L’arte contemporanea è vincente proprio per questo: crea disagio proprio perché non è comprensibile da tutti. Non è necessario che piaccia, ma che faccia riflettere e che ci metta in relazione con le nostre emozioni.” “A Venezia abbiamo tutti vissuto emozioni.” aggiunge Tiziana Bernardi “Ci siamo impegnati a tracciarle, conoscerle e, in qualche modo, ad  impadronircene utilizzando sensi, ragione e  strumenti. È stata una esperienza formativa on the job, utile certamente alla professione, ma anche alla migliore conoscenza della nostra personalità.” 
“Ero curioso di capire l’approccio e la metodologia che consiste nell’unire l’arte con le aspettative di business” dichiara John Favaro “Anche per il fatto che io, informatico, ho sperimentato insieme a Patrizia, regista teatrale, qualcosa di simile in passato. Era una proposta che utilizzasse un approccio tipico dell’improvvisazione teatrale applicate al lavoro in team, ma rivolto al mondo degli ingegneri e non a quello dell’economia.” “Sia il teatro che l’arte contemporanea” interviene Patrizia Falcone “muovono l’aspetto emotivo. L’uso di tecniche teatrali spinge verso il lavoro con altri, mentre nell’arte è molto importante il lavoro di conoscenza di sé. La cosa interessante del lavorare in questo senso è la capacità di stimolare e catalogare correttamente tanti sentimenti e sensazioni che proviamo e di cui spesso non riconosciamo il nome, perché semplicemente le inglobiamo in qualcosa di più ampio e non sappiamo individuare le piccole differenze.” Il percorso ha previsto, a inizio giornata, un’esperienza individuale tra le opere d’arte che poi si sono tradotte in riflessione e condivisione di quell’esperienza, dalla quale trarre nozioni teoriche apprendimenti. Questo metodo ha colpito molto John e Patrizia, che hanno trovato “il kit e le carte degli strumenti interessanti, degli ottimi veicoli per aiutare i partecipanti a tradurre a livello specifico le emozioni provate durante l’esperienza individuale.”  La consapevolezza della propria sfera emotiva, insomma, ha acquistato ora più che mai una centralità necessaria per performare in modo più produttivo e si rivela più importante di quel che sembra.
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