Vedere: una forma d’ascolto

Vedere: una forma d'ascolto
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Lo scrittore Luigi Pirandello più di cent'anni fa ha scritto il romanzo Uno, nessuno, centomila. È una storia di consapevolezza del protagonista Vitangelo Moscarda che si va man mano formando: l'uomo non è Uno e la realtà non è oggettiva.

Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), attraverso la presa di coscienza dei diversi sé che via via diventano nel suo rapporto con gli altri (Centomila). In questo modo la realtà perde la sua oggettività e si sgretola nell’infinito vortice del relativismo.

Per secoli l’autoritratto era un privilegio di pochi eletti, ovvero gli artisti, che riuscivano tecnicamente a realizzare l’immagine del sé. 

La storia dell’arte ci racconta innumerevoli artisti, grandi e piccoli, nell’atto di contemplazione davanti allo specchio per poi riversare il proprio vissuto interno su un supporto esterno, normalmente  un canovaccio o una tela. Creare un autoritratto richiedeva abilità manuale e preparazione, conoscenza e disponibilità dei materiali come i colori che a volte erano molto costosi. All’epoca non era alla portata di tutti. Oggi non è cosi. Attraverso gli smart device,  riusiciamo sia a creare l’immagine, che a distribuirla con facilità alla nostra communità social. Lo facciamo in tanti. Lo facciamo spesso. Oggi, ogni giorno su facebook e Instagram vengono postate più di un milione di selfie. Secondo alcuni studi, i millennial attuali producono una media di 25.000 selfie durante la loro vita. Una rappresentazione infinita di noi stessi. Ma più che conoscerci serve per comunicarci agli altri. 

L’immagine può essere usata anche per guardarci dentro e nel Coaching questo ha un potenziale enorme. 

Non è un segreto che le immagini abbiano la forza di attivare il nostro sentito emotivo, procurandoci emozioni di vario genere. È dando ascolto alle proprie emozioni, spesso represse nel contesto aziendale eppure così importanti, che si può realmente entrare in contatto con parti a volte nascoste di noi stessi.

Esattamente come vi è una sovrapproduzione di immagini, così è frenetica e sovrapproduttiva la nostra vita. Agiamo costantemente, voliamo da un impiego all’altro e ci è così difficile fermarsi e pensare solamente. Come possiamo, allora, ascoltare?

Ascoltare, nel senso più stretto del termine, comporta il fermarsi per cogliere il significato delle parole dell’altro, senza mai imporsi. Se ascoltare l’altro è oggi così difficile, ascoltare sé stessi può essere un’attività a cui non siamo abituati, nel peggiore dei casi un vero e proprio dramma.
A furia di agire, si è persa la bussola dell’auto-ascolto: “Che cosa desidero davvero? Di che cosa ho paura? Che cosa sento oggi?”. Sono domande che è difficile porsi e che, molto spesso, comportano delle risposte confuse. E per entrare nel difficile percorso di comprensione di noi stessi abbiamo forse bisogno di aiuto. L’immagine in questo ci può dare una mano.

Il visivo, l’immagine, è uno strumento fondamentale per semplificare tutto questo. Un’immagine in grado di parlarci ci permette di pescare dei significati da delle sfere dentro di noi, a volte sconosciute. Lo guardiamo. Lo contempliamo. La domanda fondamentale diventa cosa ha a che fare con me questa immagine? Riporta alla luce aspetti sepolti di noi, o che semplicemente non abbiamo voluto o potuto ascoltare davvero.

Ascoltarsi è fondamentale, anche per saper ascoltare gli altri e per poter dare il meglio di sé, nel lavoro e nella vita privata. Il visivo è un trigger che attiva l’emozione ma, allo stesso tempo, è in grado di dare una visualizzazione, attraverso la metafora, di un problema o di una situazione che si sta vivendo.
Il visivo è in grado di arrivare dritto al punto anche laddove l’uso della parola canonica può essere difficile.

E allora perché non cogliere il potenziale di tutte queste immagini che vibrano attorno a noi? Perché non prenderci un momento per fare quel salto nel vuoto dentro di noi? Per conoscerci davvero. Per ascoltare i nostri stessi desideri e bisogni e forse tornare con qualche risposta, magari alla domanda “chi sono io?”

In copertina | Anja Puntari specchiata in un autoritratto di Parmigianino alla Kunsthistoriches Museum a Vienna.

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