Come sono le domande buone?

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Domanda alla Biennale di Arte Contemporanea Manifesta 9 a Gent in Belgio 2012. Ho sentito dire: "Ci sono domande? Non vi preoccupate, non esistono domande stupide". 

Davvero? Tutte le domande sono ugualmente valide?

Io dico di no. Fare una domanda che ha senso e che porta valore all’interlocutore è tutt’altro che facile e avere una buona dimestichezza con questa pratica richiede allenamento e consapevolezza. “Ma consapevolezza di cosa?”

Una buona domanda è come un’opera d’arte. Ci incanta e ci porta su una nuova strada, inaspettata, alcune volte su una via del tutto misteriosa. Su un percorso nuovo, da scoprire. “Ma per scoprire cosa?”

Una buona domanda ci ferma, ci fa riflettere, pensare, cercare una risposta oltre l’immediato. “Ma al di la dell’adesso cosa c’è veramente?”

Una buona domanda può allargare i nostri orizzonti e farci capire quanto poco sappiamo e quanta strada ancora dobbiamo percorrere per comprendere. “Dove sto andando? Ha senso continuare per questa strada o forse avvrebbe piu senso cercarne un’altra?”

Una buona domanda ci può aiutare ad imparare dalle nostre esperienze: “Perché il mio progetto è diventato un successo? Oppure perché è stato un fallimento? Potevo comportarmi diversamente per far si che questo non accadesse? Come posso trasformare l’apprendimento in saggezza?”

Una buona domanda può suscitare una reazione emotiva. Ci può far sentire nostalgici e con la voglia di tornare indietro nel tempo: “Come mi sentivo eccitato in quel momento! Come posso vivere quello stato di pura energia ancora una volta?” 

Una buona domanda può suscitare uno stato di gioia e tenerezza: “Come voglio bene a quelle persone. Che fortuna ho di poter percorrere la strada della vita con loro e di imparare da loro. Come posso fare affinchè questo nostro cammino comune continui con l’andare del tempo?” 

Una buona domanda può far emergere un senso di invidia e di irritazione: “Come vorrei quello che non ho. Come posso fare per cambiare le cose e raggiungere i miei obiettivi?”

Una buona domanda può far scatenare nervosismo, preoccupazione e ansia: “Come mi sento? Che effetto fa il mio sentire sugli altri? Vorrei cambiare il mio sentire? Come posso farlo?” 

Una buona domanda può suscitare rabbia: “Perchè mi è successo questo? Cosa ho sbagliato?”  

Una buona domanda può suscitare uno stato di orgoglio: “Come siamo stati bravi! Come possiamo ripetere la nostra vittoria anche la prossima volta?”

Una buona domanda ci fa pensare e sentire e alcune volte ci da la fiducia necessaria per farcela. Ci da le ali per superare gli ostacoli che pensavamo insormontabili. Una buona domanda di solito porta a un’altra domanda ancora.

Quello che una buona domanda non ci da è calma e appagamento, perché le buone domande hanno il potere di darci una spinta, di muoverci dal nostro baricentro verso un’esperienza di momentaneo disequilibrio. Ma in questo stato di disequilibrio quanto tempo possiamo stare?

Jacob Tonski, Balance from Within (2010-2013) from STUDIO for Creative Inquiry on Vimeo.

“Balance from Within”, initiated in 2010 by STUDIO artist-in-residence Jacob Tonski, is a 170-year-old sofa which uses an internal robotic mechanism to balance precariously on one leg, continuously teetering, responding internally to external forces. Tonski writes: “Balance comes from within. It’s a delicate act, and sometimes we fall down. ‘Balance from Within’ is a meditation on the nature of human relations, and the things we build to support them.”

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