“VIVA ARTE VIVA” – trasformazione e sviluppo attraverso le opere della Biennale di Venezia

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Sabato inaugura al grande pubblico la Biennale di Venezia 2017 "VIVA ARTE VIVA" curata dalla francese Christine Macel. La 57a edizione della Biennale offre un panorama sul mondo attuale non solo attraverso le opere d'arte contemporanea ma anche rivolgendo lo sguardo sul processo di "behind the scene" della creazione artistica.

Nella mostra di Macel l’artista è un soggetto attivo nella società, esprime una voce di responsabilità nel mondo, un’operare che si traduce in uno “spazio di conoscenza e in un atto di resistenza che diventa un sognare e un inventare il mondo di domani”. 
In questo contesto SCOA The School of Coaching continua la riflessione sullo sviluppo del mondo del business stimolato dal pensiero artistico, già iniziata da tempo con il display curatoriale Eccentric, integrando la sua funzione educativa alle scienze manageriali, al fine di sviluppare la leadership della persona e il neo-umanesimo organizzativo. Nel contesto della 57a Biennale di Venezia SCOA – The School of Coaching inizia una nuova partnership con la “i-AM Foundation, una nuova generazione di soggetto associativo, utile al “sistema Arte” per elaborare nuovi modi del sentire filantropico in una disposizione e organizzazione di elementi interconnessi affinché sviluppino le proprie attitudini e apportino benefici all’ambiente circostante“. Insieme i due soggetti faranno interventi per esportare la pedagogia dell’Arte nelle attività produttive al fine di stimolare l’individuo nell’esprimere comportamenti sociali utili.
Sia l’operare degli artisti contemporanei che le opere d’arte contemporanee infatti si prestano particolarmente per riflettere su temi di come sarà il futuro, come gestire il cambiamento continuo e come comprendere meglio l’evoluzione delle organizzazioni che affrontano il tumultuoso mondo del business globale e complesso. Personalmente ho trovato particolarmente stimolanti alcune delle opere esposte nell’edizione di quest’anno della Biennale in relazione al tema della trasformazione e sviluppo delle organizzazioni.

Taus Makhacheva, Tightrope, 2015, Video HD, 58’10”

Nel video di Taus Makhacheva, Tightrope, vediamo Rasul Abakarov, discendente di una famosa dinastia di funamboli, mentre trasporta sessantuno copie d’arte provenienti dal Museo di Belle arti di Daghestan da uno scoglio di montagna altissima all’altra percorrendo su una fune quasi invisibile nel paesaggio circostante. Il panorama mozzafiato conquista lo spettatore con la sua bellezza mentre il peso delle opere trasportate nei miei occhi si traducono in simboli di equilibrio, rappresentano il sostegno che un bagaglio culturale di spessore può avere per le persone e per le organizzazioni. La cultura ci protegge, la conoscenza ci da delle armi in più per affrontare le sfide che troviamo di fronte a noi. D’altro canto da Finlandese trapiantata da tempo in Italia vedo come i miei colleghi e le organizzazioni Italiani facciano fatica a stare al passo dei tempi a causa di un’eredità importante e d’impatto, ma che a volte rende i soggetti lenti e poco aperti al cambiamento e al nuovo. Vedendo il funambolo Abakarov oscillare sulla fune con due quadri tra le mani penso come l’eredità culturale può portarci sulla via della sconfitta se diventa l’impedimento per inventare il nuovo in un mondo che cambia, per il progresso. La domanda che mi pongo davanti a questa opera è come rendere l’asset della cultura una risorsa che crea valore a tutti noi invece che un peso e un’elemento di disequilibrio che rischia di farci cadere giù negli abissi?

Hale Tenger, Balloons on the Sea, 2011, videoistallazione a sette canali, 5’40”

Hale Tenger presenta nella mostra dell’Arsenale un’istallazione multi schermo di video di palloncini che nuotano sull’acqua. Su un lato della stanza vediamo tanti palloni legati uno all’altro nuotando sull’acqua in un video “capovolto”. Dietro la proiezione troviamo dei schermi più piccoli con i palloncini singoli che poco alla volta esplodono. Spesso nelle sessioni di coaching le persone parlano della incapacità di essere autentici quando sono in gruppo. L’istallazione mi fa riflettere su come essere fedeli a noi stessi e riuscire nello stesso tempo ad appartenere realmente a una squadra? Qual’è il comportamento che ci può permettere di vivere appieno ambedue le dimensioni?

Al Padiglione Centrale nei giardini trovo l’incantevole video di Sebastian Diaz Morales, Suspension, dove in un indagine tra realtà e finzione vediamo un uomo in sospensione all’interno di una nube di vapore che poco alla volta si trasforma in qualcosa che sembra un’universo acquatico di sfumature di giallo e arancione. Secondo la didascalia della mostra si tratta di “una sorta di allegoria all’uomo moderno che mentre precipita rimane di una passività imperturbabile.” 

Quello che ci vedo io è un’uomo che parte da una posizione di rancore con mani chiuse come pronte a tirare un pugno e poi, attraverso lo svilupparsi della trama, si trasforma in un essere sempre più rilassato, che riesce a vedere al di la di se stesso. Questo è l’elemento che mi fa collegare l’opera a un percorso di coaching, visualizza il processo di trasformazione di una persona dove il protagonista alla fine trova una centratura e il proprio posto nel mondo in una dimensione di serenità con se stessi e con l’ambiente che lo circonda.

Biennale di Venezia

13/05/2017 – 26/11/2017 | Venezia, Giardini e Arsenale

In copertina | Sebastian Diaz Morales, Suspension, 2014, Video HD, 14’40”

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