É anche un fatto di spogliatoio (Il team)

É anche un fatto di spogliatoio (Il team)
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Travolti dalla molteplicità e dalla diversità dei Team di cui facciamo parte nelle nostre organizzazioni, spesso ci accorgiamo di non avere ben chiaro quale contributo ci si aspetta da noi e quale contributo ci aspettiamo noi dagli altri.

La sensazione è quella di giocare una partita senza avere la possibilità di offrire uno spunto veramente personale – non di ruolo o di funzione – e di non sapere su cosa si possa contare in termini di contributi costruttivi da parte degli altri; sempre al netto dei presidi organizzativi che rappresentano i diversi membri del Team.

Per garantire questo modello di non funzionamento di un Team, è piuttosto frequente rilevare come i singoli membri siano tirati in causa per “competenze funzionali” e non per abilità individuali o, meglio ancora, per competenze comportamentali. Dunque, se si tratta di fare una valutazione economica va da sé che se ne occupi qualcuno dell’area Amministrazione Finanza e Controllo, se c’è un impatto organizzativo quello del personale, se invece si intravede la possibilità che la decisione sfoci in una procedura che può essere informatizzata chi se non quello dell’ICT!. 

Questa attitudine si replica anche in squadre più mirate o in organizzazioni meno articolate, dove comunque l’assortimento delle conoscenze e la “rappresentazione” dell’opinione di funzioni diverse viene utilizzato come il criterio principe attraverso cui costituire un gruppo di lavoro. Attraverso questo riflesso condizionato il Team si trasforma di fatto in una rappresentazione in miniatura dell’organizzazione aziendale, in un collage di tecnicismi. Ovvero in una formazione che riproduce tutti i limiti a cui in realtà si era voluto emendare, proprio attraverso la costituzione del Team. Una specie di automatismo, di area sociale, di comfort da cui si esce con difficoltà, tanto da non uscirci proprio nella gran parte dei casi.

Eppure, superati i primi assiomi da manuale su cosa sia un Team, come ad esempio quello di un gruppo che persegue un obiettivo comune, qualche altro elemento che ci può indirizzare verso un contributo efficace per il Team è, spesso, nella disponibilità di tutti. Lo si trova rovistando un po’ nell’esperienza individuale, professionale e non, riportando alla mente quanto sia stato efficace quelle volta che…

Molte volte “quella volta che” è stata quella in cui abbiamo scoperto risorse e talenti inaspettati in persone che stavano lavorando con noi. È stata la volta che siamo stati noi stessi a stupire gli altri sfoderando un colpo da maestro che nessuno ci avrebbe attribuito. È nata così quella volta che: è nata dalla messa a fattore comune di comportamenti individuali funzionali alla squadra che nulla avevano a che fare con il ruolo, la posizione, l’assetto organizzativo che presidiamo sventolando in giro il nostro biglietto da visita dal prolisso job title. 

Aprirsi al contributo comportamentale di ciascuno dei membri di un Team è uno dei passaggi chiave nel Team Coaching. Chiamare a raccolta le diverse abilità disponibili intorno al tavolo, la ricchezza e la varietà che ciascuno può offrire e creare le condizioni perché questa varietà sia messa a disposizione, rappresenta spesso il primo passo, il momento di avvio di buon esercizio di Team Coaching. Attraverso questo esercizio si attiva un processo di “consapevolezza sociale” delle risorse disponibili e di “ingaggio individuale” affinché ciascuno metta in campo comportamenti azioni e contributi perfettamente funzionali all’efficace dinamica del Team indipendentemente dalla posizione che ricopre nell’organizzazione.

Ci sono molte tecniche per eseguire questa “attivazione”. Ma indipendentemente da quali siano quelle utilizzate, questo è un passaggio fondamentale perché il Team trovi una modalità di funzionamento efficace. È anche un passaggio difficile, di rottura, in cui i diversi membri del Team si “spogliano” del proprio ruolo e agiscono come persone.

Uso di proposito il termine “spogliare”, perché nell’osservazione che ho potuto fare di questi passaggi, la sensazione che ho provato è quella dello spogliatoio, ovvero del momento in cui per la prima volta si dismettono i vestiti che i componenti del Team sono abituati ad indossare e che li rappresentano quotidianamente nei confronti degli altri, a favore di una originale ma più fedele rappresentazione di sé stessi.

In questo preciso momento, il Team comincia ad assumere le fattezze di una squadra vera e propria e, come tutte le squadre, la cosa avviene precisamente nello spogliatoio. Nelle aziende questo spogliatoio è quello dove si lasciano negli armadietti le abituali rappresentazioni del ruolo che svolgiamo per indossare la maglietta dei comportamenti di cui siamo capaci. 

La messa a disposizione di questi “spogliatoi” e dei relativi “armadietti virtuali” può e deve avvenire  a livello di singolo Team, a cura magari del Leader o di un Coach che faciliti questa “installazione” ed il suo utilizzo. Ma a livello più generale la maggiore o minore presenza di questi luoghi virtuali, a volte allegoricamente rappresentati da spazi fisici comuni, da “riunioni off site”, da  veri e propri “ritiri” per sviluppare il prossimo piano strategico – e la frequenza con cui sono visitati, rappresenta la cifra culturale, la “readiness” sociale dell’organizzazione nei confronti delle dinamiche di Team.

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