Essere Business Coach. Sei domande a Monica Giacomini

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Che cosa ti appassiona del Business Coaching? 

Una delle cose che più mi appassiona è vedere top manager che si mettono in gioco, ottenendo risultati sempre migliori. Si parla di persone già di successo che trovano nel Coaching l’opportunità di ampliare la loro apertura, raggiungendo obiettivi più alti attraverso le sessioni.

Credo, poi, che  questa professione sia un privilegio. Mi dà la possibilità di conoscere le persone in profondità e vedere come in ciascuno ci sia tantissima ricchezza. Attraverso le sessioni di Coaching ho conosciuto tante persone che se incontrate al bar non avrei avuto interesse ad approfondire. Nell’ambiente della sessione, invece, mi sorprendo sempre di quanta ricchezza non sono stata in grado di vedere in ciascuna delle persone che incontro.

Lavorando con delle funzioni alte, è anche molto gratificante fare la mia parte nelle azioni di questi executive, le cui scelte influenzano positivamente l’organizzazione.

Che cos’è per te il Business Coaching e a cosa serve?

Il Coaching è un acceleratore di risultati sostenibili nel tempo. I risultati di business delle organizzazioni vengono fatti dalle persone e, quindi, lavorare sugli allineamenti degli obiettivi e dei valori organizzazione-persona consente un impatto sostenibile nel tempo nei risultati.

Qual è il taglio che vuoi dare, con le tue competenze e idee, nel mondo del Business Coaching?

Il taglio che voglio dare è di tipo sistemico nella sua doppia accezione: aiutare le persone a leggere le diverse dimensioni del sistema organizzativo nel quale operano, ma anche il sistema persona in quanto tale. Ogni persona è un sistema a sé: un sistema di valori, pensieri, emozioni, esperienze… Aiutare, quindi, a guardare e navigare tutti questi sistemi è alla base della mia visione di Coaching. Una cosa che tendo a spiegare spesso in aula è l’importanza di leggere le diverse dimensioni dei sistemi nella quale la persona opera, sia a livello organizzativo che personale. E quando dico “personale” non intendo solo dal punto di vista privato e vitale, ma anche da uno sguardo più interno, perché le persone sono sistemi complessi che agiscono in sistemi complessi.

Il Coaching può semplificare questi sistemi complessi?

Il Coaching è un eccellente strumento per far luce.

Dalla tua prospettiva di Business Coach, quali sono le competenze da allenare per rimanere in equilibrio e organizzazione?

Non mi è semplice dare questa risposta. Il rischio di essere banali è alto perché ci sono troppe variabili in gioco.  Una cosa certa è l’importanza, di fronte al cambiamento, non solo di essere aperti, ma anche di giocarci un ruolo attivo. Che tipo di ruolo vogliamo affrontare rispetto al cambiamento? Ci vorrebbe un’iniziativa decisamente più attiva. Bisognerebbe già avere lo sguardo al dopodomani. Ogni cosa presente è già vecchia. C’è chi parla di alfabetizzazione sul futuro e credo che sia una competenza fondamentale nell’oggi.

C’è un libro (o anche articolo, film ecc.) che ti senti di consigliare e che affronti, in modo implicito o esplicito, il tema del Business Coaching? In che modo lo affronta?

Un libro che mi è piaciuto molto è “Reinventing Organisations” di Fredric Laloux, per diverse motivazioni: mi ha mostrato come il mondo delle organizzazioni sia in costante movimento, perché mi ha mostrato che volendo, una persona può agire in un modo diverso nel contesto organizzativo e che esistono varie modalità di vivere le organizzazioni in modo etico. Un’altra lettura che mi sento di consigliare è “Immunity to Change” di Robert Kegan e Lisa Laskow Lahey perché illustra in maniera molto chiara e approfondita l’origine delle resistenze al cambiamento e come possono essere conseguentemente superate in un modo sostenibile.

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