Farsi trasportare: Il potere della metafora

Farsi trasportare: Il potere della metafora
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"Questo quadro forse Vi aiuterà a vedere meglio" dichiara l'opera dell'artista di origini napoletane Gabriele di Matteo"; un olio su tela datato 1994 che coglie un uomo nell'atto di guardare.

Vedere è proprio una delle questioni principali per noi coach: cosa aiuta le persone a vedere, e quindi a comprendere e comprendersi meglio? Il Coaching è un percorso di sviluppo composto da elementi diversi di cui uno è ottenere chiarezza, cioè percepire meglio il proprio contesto o la propria sfida per raggiungere con successo l’obiettivo desiderato. La metafora può venirci in aiuto in questo passaggio.

Come il coach con le sue domande, così l’opera di Gabriele di Matteo invita alla contemplazione e alla riflessione sui significati che diamo al quadro. Come lo leggiamo? Che interpretazione ne facciamo? L’opera d’arte è un racconto dove strati di storie e letture diverse si sovrappongono una all’altra. Così anche la nostra percezione sulla realtà che viviamo. È sempre una questione di interpretazione e la metafora è un mezzo attraverso cui attivare la lettura su di noi e sul nostro contesto.

La metafora: per velocizzare, creare, far emergere le emozioni

La metafora porta nella radice del proprio nome il segno distintivo del suo significato: deriva infatti dal greco metaphèro, “io trasporto”.

Ed è proprio nel trasferimento di un significato da una “cosa” all’altra, da un concetto ad un’immagine, da un piano logico ad uno figurativo in modo da semplificarne e amplificarne la comprensione, che rintracciamo la sua profonda utilità nel quotidiano comunicare come nell’ambito del business coaching.

La metafora semplifica e amplifica al tempo stesso. Se da un lato permette di trasferire concetti complessi su un piano descrittivo immediato, dall’altra è in grado di far emergere gli attributi emotivi del racconto in maniera più marcata e distintiva. In tal senso rappresenta un accesso privilegiato e diretto al mondo esperienziale del Coachee che, al riparo della metafora stessa, si predispone all’esplorazione più profonda del proprio vissuto, delle resistenze, delle spinte ad avanzare, azioni e reazioni che si frappongono tra se e gli obiettivi che si è prefissato, ma anche tra sé e la definizione degli obiettivi stessi.

Spesso l’uso della metafora è spontaneo, si alimenta in un ricco repertorio popolare consolidato, definendo una sorta di metalinguaggio in cui le persone appartenenti alla stessa comunità o cultura si capiscono. Dall’efficacia di questa modalità di comunicazione già normalmente in uso deriva il suo uso consapevole e mirato. Se nel primo caso il percorso è quello della decodifica del messaggio in termini logici, nel secondo il percorso diventa inverso, codificante: il coachee è incoraggiato ad esprimersi per metafore e non solo verbalmente. 

La vera sfida diventa infatti dare concretezza a ciò che, per sua natura, è oltremodo volatile. Rendere la metafora materica, tattile, visibile permette di trattarla come qualcosa di duttile, modificabile e, quindi, trasformabile. Metafora e trasformazione si legano in un connubio circolare per cui, nell’apparente sovrapposizione di significati, troviamo nell’uno la continuazione dell’altra. 

Un’altra apparente dualità è costituita dalla vicinanza e dalla lontananza: la metafora avvicina al senso e al significato del vissuto ma, nel suo rendersi concreta, consente anche di prendere le giuste distanze per osservare, considerare, valutare e rivalutare. Un’operazione che il semplice costrutto logico non sarebbe in grado di rendere altrettanto efficace in quanto troppo “impastata” indistintamente dagli elementi emotivi che rendono difficile, se non impossibile, pensare in maniera divergente. 

Gli oggetti, i colori e i disegni, ad esempio, permettono di costruire una rappresentazione metaforica della realtà, sia interna che esterna al Coachee. Oggettivando l’interiorità del pensiero, il Coachee può fisicamente distaccarsene, guardarlo da nuove angolazioni, lasciarlo sedimentare come una pozione i cui elementi devono dissolversi o distinguersi, nella tranquillità di un tempo e di uno spazio che, essendosi fatto momentaneamente altrove, può essere ripreso in ogni momento per essere riportato nel presente.

L’uso della metafora nel Business Coaching

?In un ambiente protetto come quello della fantasia, in cui nulla può ferire e nulla è irrimediabile, il coachee può pensare, nominare, immaginare in piena libertà, accedendo così a livelli di riflessione che, sia per velocità e sia per qualità, non sarebbero diversamente accessibili.

Nel business coaching, l’uso della metafora permette di:

  • stimolare il pensiero creativo e il flusso dei pensieri del coachee
  • accelerare la riflessione
  • convogliare in sintesi e in modo istantaneo un coacervo di informazioni
  • percepire quantità numeriche e relazioni tra i soggetti coinvolti
  • coinvolgere e far emergere un sentito emotivo

Un po’ come avviene per un artista, il Coachee può dare libero sfogo alla propria immaginazione, bypassando remore, tabù e convinzioni limitanti e generare la propria rappresentazione che come tale e vera perché vera per lui. È del business coach la capacità di accogliere qualsiasi costrutto immaginifico come tale e, pertanto, in assoluta sospensione di giudizio. 

La metafora consente di dipanare il coacervo di informazioni che diversamente si intrecciano vicendevolmente rendendo impossibile la chiarezza di visione. La rappresentazione metaforica è in grado di estrarre la sintesi dai pensieri spesso reiterati e circolari. Quantità e qualità delle relazioni dei soggetti coinvolti nella vicenda oggetto della metafora si esprimono in maniera evidente agli occhi del Coachee che può così intraprendere il proprio viaggio trasformato. Del business coach è il compito di accompagnarlo nell’individuazione e specificazione dei significati e delle relazioni, nella trasformazione degli stessi, invitando dov’è utile anche alla riflessione di possibili cambiamenti. 

Un percorso, quindi, che va dal reale al metaforico attraverso la contemplazione della metafora stessa, per poi ritornare all’attualità con apprendimenti acquisiti per meglio affrontare la sfida del momento.

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