Happiness. Essere felice non vuol dire che tutto è perfetto

Per definizione, la felicità è lo “stato d’animo di chi è sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato”. Tuttavia, molti non prendono sul serio l’argomento e lo trattano con noncuranza, ancor di più nel contesto lavorativo.

La felicità, o happiness, in ufficio è stata tradizionalmente vista come un potenziale sottoprodotto di risultati positivi sul lavoro, piuttosto che come una via per il successo aziendale.

Quando ci viene chiesto se siamo soddisfatti del nostro lavoro, delle nostre routine e delle nostre passioni spesso dimentichiamo di porre una delle domande più essenziali: Conosciamo il nostro purpose e lo perseguiamo con persistenza?

Certo, tutte le domande precedenti hanno un significato, perché diventano parte di ciò che siamo, ma se ci chiedessimo cosa ci rende veramente felici nella vita, e soprattutto nel nostro ambiente di lavoro, le nostre risposte cambierebbero?

Dove siamo oggi

Viviamo in un mondo frenetico, in cui la tecnologia prende il sopravvento a una velocità dilagante e siamo obbligati a stare al passo con le tendenze. Quando questi compiti diventano banali e ripetitivi, senza alcun incentivo a progredire, il nostro lavoro, così come i nostri interessi, diventano meno attraenti e più simili a un lavoro di routine.

Secondo uno studio condotto dall’APA (American Psychological Association) nel 2021, almeno 3 dipendenti su 5 hanno sperimentato ogni mese fattori negativi di stress legati al lavoro, mentre l’87% ritiene che sia necessario un cambiamento all’interno delle aziende.

Sono molti i fattori che causano questo stress, ma quelli che frequentemente vengono riscontrati sono il basso salario (56%), gli orari prolungati (54%) e la mancanza di crescita e avanzamento personale professionale (52%). 

Quando si inizia un nuovo capitolo della propria vita lavorativa, si prova impazienza, eccitazione e la speranza che questi sentimenti ci accompagnino per tutta la nostra carriera. Purtroppo, ciò non accade sempre. Abbiamo chiesto a Diane Laschet, Executive Business Coach, il vero significato di felicità e come lo mette in pratica nel suo lavoro.

“Per me la felicità è legata al benessere interiore ed esteriore. Si tratta di essere presenti e di riconoscere che, a prescindere dal cambiamento che si sta verificando, possiamo comunque accettare la sfida per quello che è.

La nostra cultura ci ha insegnato che dobbiamo lavorare per mantenerci economicamente e diventare membri responsabili della società. È per questo che la maggior parte delle persone va a lavorare, perché si sente obbligata a farlo, non perché si sente felice di lavorare.

Raramente pensiamo al nostro lavoro come a uno spazio in cui si va a cercare la felicità; lo percepiamo invece come un’area in cui mettiamo a disposizione le nostre conoscenze e il nostro tempo, in cambio di denaro che ci aiuta a vivere una vita confortevole.

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Contrariamente a quanto si crede, il lavoro non deve essere percepito come un’azione noiosa e poco gratificante, ma il contrario. Così come cerchiamo e mostriamo il minimo sforzo per soddisfare i nostri interessi al di fuori delle mura dell’ufficio, possiamo applicare questo principio al nostro lavoro”.

Più facile a dirsi che a farsi! Perché non viene naturale? Secondo Diane, molti di noi non riescono a passare da un atteggiamento negativo a uno positivo. Ad esempio, quando abbiamo una giornata storta, perdiamo una riunione o dimentichiamo di completare un compito entro la scadenza ect.. la nostra giornata tende ad aumentare il nostro stress.

Invece di concentrarci sugli aspetti negativi, possiamo sempre ricordare che c’è da imparare, chiedendoci: Come posso evitare la ripetizione? Cosa posso fare meglio? Come posso mantenermi felice e soddisfatto e mantenere la motivazione? 

Cosa causa l’infelicità dei dirigenti sul posto di lavoro?

3 fattori ampiamente noti contribuiscono all’infelicità dei dirigenti:

  • il conflitto di ruolo;
  • il sovraccarico di ruolo; 
  • l’ambiguità di ruolo.

I manager sono poco felici e produttivi quando i loro ruoli non sono chiari, c’è troppo conflitto tra i compiti richiesti e c’è troppo lavoro. Inoltre, questi fattori di stress del ruolo riducono anche i livelli di felicità e soddisfazione lavorativa dei manager e, in ultima analisi, le loro prestazioni.

Perché la felicità sul lavoro fatica a diffondersi?

Oggi, su molti posti di lavoro si respira un clima tossico, in cui i comportamenti negativi sono predominanti. Un ambiente in cui il bullismo, la manipolazione, le urla, l’umiliazione e così via sono talmente intrinseci alla cultura dell’organizzazione che la mancanza di produttività, la mancanza di fiducia, la politica, i livelli di stress elevati e la discriminazione diventano la norma.

La “felicità sul posto di lavoro” deve quindi essere una “decisione” del Consiglio di Amministrazione, e questi ultimi stanno ancora lottando per far propria questa consapevolezza.

Identifichiamo quattro fattori necessari per la felicità sul posto di lavoro:

  • l’atmosfera di squadra,
  • l’equilibrio tra lavoro e vita privata,
  • l’apprezzamento 
  • le opportunità di crescita.

Eppure, in qualche modo, quando si parla di felicità sul lavoro, continuiamo a pensare che sia un’utopia.

Come ho detto, la felicità è un lavoro interiore e quando gli eventi esterni ci destabilizzano, dovremmo coltivare la nostra felicità, pensandola, non solo in senso edonico (ottenuta attraverso esperienze di piacere e godimento), ma in senso eudaimonico (ottenuta attraverso esperienze di significato e scopo), come competenza e muscolo da allenare: una vera e propria soft skill.

Allenare la felicità è quindi necessario per il mondo del lavoro, perché diventa una leva strategica di business.

La felicità viene dalle piccole cose e dalla routine costruttiva

Cosa possiamo fare per influenzare positivamente noi stessi e raggiungere la soddisfazione nella vita di tutti i giorni?

“Avere una routine e una sorta di mantra: mi aiuta a iniziare la giornata su una nota positiva che poi si prolunga per tutto il resto dei miei impegni. Inizio ogni mattina 2-3 ore prima della mia prima riunione, con una bella tazza di caffè espresso.

Mentre sorseggio il caffè, mi godo la serenità di una casa tranquilla, dato che la mia famiglia non si è ancora alzata. Ascoltando il cinguettio degli uccelli fuori dalla finestra e guardando madre natura che si sveglia con me, procedo a fare una o entrambe le cose seguenti: Parole di affermazione e una meditazione autoguidata”.

Diane spiega poi nel dettaglio il mantra che ripete a se stessa, di una delle sue autrici preferite di sempre: Louise Hay.

Io sono l’amore, io sono amata, io amo, io sono amabile, io sono la gentilezza amorevole, io sono meravigliosa“. Pronunciando queste parole, ricorda a se stessa che essere felici è un lavoro interiore e che, nell’ambiente che la circonda, deve essere in pace con se stessa.

Sii onesta e autentica con gli altri“.

Lavorare su se stessi

Quando dedichiamo del tempo a noi stessi, che si tratti di qualche ora di intimità per ascoltare musica, per farci un discorso di incoraggiamento o per passare del tempo all’aria aperta, miglioriamo il nostro benessere generale.

Il benessere interiore si trasferisce poi sul nostro lavoro, facendoci sentire più rilassati, creativi e produttivi, e quindi aumentando l’ispirazione e la grinta.

Ogni giorno mi espando nell'abbondanza, nel successo e nell'amore, mentre ispiro coloro che mi circondano a fare lo stesso

Gay Hendricks

Diane affronta anche il tema di portare alla luce il proprio Saggio, cioè la saggezza interiore presente in tutti noi. All’inizio questo argomento può sembrare un concetto bizzarro, ma fa una distinzione tra “il saggio e i sabotatori”.

Il nostro Saggio equivale alla nostra  guida interiore. In effetti, la mente è la nostra migliore amica, ma può anche essere il nostro peggior nemico. Quando ci sentiamo infelici e insoddisfatti del nostro lavoro, lasciamoci guidare dal nostro Saggio per un approccio e un risultato più positivi. Tra ogni evento scatenante e la nostra risposta c’è uno spazio e noi dobbiamo farne buon uso attraverso il nostro Saggio”.

Essere proattivi

C’è una soluzione a ogni problema. Anche nell’infelicità si può cambiare rapidamente con pochi semplici passi.

Ecco un elenco di semplici cambiamenti o aggiunte che Diane suggerisce di incorporare nella propria routine:

  • fare spazio alla gratitudine. Esprimere gratitudine può contribuire a migliorare le relazioni e ad aumentare i sentimenti positivi verso gli altri;
  • mantenere uno spazio di lavoro pulito e organizzato. Uno spazio di lavoro ben gestito può creare un’atmosfera positiva e aumentare la motivazione e la produttività. Inoltre, mantiene la mente fresca e lascia una sensazione di benessere durante la giornata;
  • gestione del tempo. Evitare il multitasking e concentrarsi su un compito alla volta, valutandone la priorità aiuta, a combattere lo stress e a rimanere concentrati e a fine giornata aumenta la produttività;
  • meditazione e pratica della mindfulness aiuta ad essere meno disordinati e più riposati, energici e felici;
  • coltivare un sano equilibrio di bioritmi. Molti tendono a trascurare questo punto, ma assicurarsi di avere un’alimentazione e un sonno adeguati riduce la stanchezza, lo stress e le malattie e ci rende più efficaci al lavoro;
  • prendersi delle pause/vacanze. È importante per la pace interiore e la sanità mentale. Rigenerarsii in modo da poter dare sfogo alla creatività e la produttività;
  • stabilite degli obiettivi e delle finalità, che saranno il motore della vostra motivazione;
  • date valore a voi stessi. Prendetevi sempre un momento per apprezzare voi stessi e ogni risultato che avete raggiunto (grande o piccolo che sia).

In conclusione, “Essere felici non significa che tutto sia perfetto” ci spiega Diane “significa che avete deciso di guardare oltre le imperfezioni”.

“La felicità non è qualcosa con cui si nasce, ma piuttosto uno schema di pensiero che si crea da soli. L’atteggiamento con cui ci presentate è già il 50% della soluzione”.

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