Portare il business oltreoceano – Diane Laschet ci racconta la Partnership con Quanta US

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Come far funzionare il Coaching nelle sedi USA di un'organizzazione italiana? Ecco qui 9 passaggi fondamentali.

Portare il business oltreoceano - Diane Laschet ci racconta la Partnership con Quanta US

Espandere un’attività negli Stati Uniti richiede non solo competenze specifiche, ma anche una profonda comprensione del mercato e delle dinamiche culturali. In questa intervista, Diane Laschet ci svela il valore della collaborazione tra Performant e Quanta US, spiegando come questa sinergia tra Business Coaching e Executive & Management Recruiting offra un valore unico alle aziende italiane pronte a crescere oltreoceano. Dalle sfide culturali alle competenze chiave per avere successo negli USA, fino al ruolo strategico della multiculturalità, scopriamo perché questa partnership rappresenta un’opportunità concreta per chi vuole competere su scala globale.

Come nasce l’idea di una partnership con Quanta US? Che cosa significa per una società di Business Coaching collaborare con un’agenzia di recruiting?

Tra Performant e Quanta US possiamo dire che sia stato amore a prima vista. Già dai primi incontri ci siamo accorti che i nostri servizi potevano integrarsi alla perfezione: loro offrono servizi di HR, noi di Business Coaching e insieme quindi possiamo offrire alle aziende un servizio a tutto tondo, non solo trovando le persone giuste, ma anche supportandole e formandole su vari aspetti. Anche guardando i settori dei nostri clienti ci siamo accorti che c’era una buona corrispondenza di industries: lavoriamo entrambi con organizzazioni del food, del manufacturing,  dell’ingegneria, del design e questo significa che abbiamo la conoscenza, l’esperienza e gli strumenti adatti per avere una visione completa su ogni panorama specifico.

Insieme abbiamo creato un connubio che mette le organizzazioni che cercano personale in una situazione di sicurezza perché affidandosi a noi non solo avranno modo di trovare le persone più adatte alla loro azienda, ma anche di sapere che saranno seguite affinché possano liberare tutto il loro potenziale.

In che modo questa opportunità amplia i nostri servizi per le aziende e le persone? Che cosa si aggiunge all’offerta già presente di Performant?

La partnership con Quanta US per noi è sicuramente un’opportunità di posizionamento a livello internazionale, non solo italiano, ed è una cosa che possiamo fare grazie a un team multiculturale e multilingue con conoscenze di contesti di paesi diversi. C’è poi anche un tema di, come diciamo noi, “enabling the Coaching culture”: Quanta US lavora tantissimo con aziende italiane con filiali in America e grazie alla sua esperienza ci pone davanti a una differenza culturale, ovvero che le aziende italiane, al contrario di quelle statunitensi, non sono abituate al Coaching. Dall’altro lato però è giusto anche notare che, sì, in America tutti hanno un Coach, ma di solito è qualcosa a cui si provvede individualmente, non che arriva dall’azienda. Insieme a Quanta US quindi quello che facciamo noi è far leva sulla cultura locale per portare in organizzazioni italiane in America la cultura del Coaching, facendo toccare loro con mano l’efficacia sia di percorsi one to one che (ancora di più) di Team Coaching, mostrando fin dall’ingresso delle risorse come sviluppare competenze, come dare supporto durante l’onboarding e come costruire una cultura aziendale che sia davvero human centered e che porti dei rilevanti risultati di Business.

La partnership si rivolge principalmente alle aziende italiane che vogliono ampliare il loro business negli USA. Quali sono le sfide maggiori che le organizzazioni che si trovano in questa fase devono affrontare?

Il primo passo necessario da fare è superare lo shock culturale: le differenze sulla cultura del lavoro, sul modo di organizzarsi, su come tessere relazioni, come sviluppare progetti sono abissali tra Italia e USA. Se si parte aspettandosi che gli americani (o il mercato americano) lavorino come si lavora in Italia significa portare nel nuovo contesto delle modalità che non avranno mai successo, che anzi porterebbero solo inefficienza e frustrazione. È importante quindi lavorare sulla flessibilità, sull’apertura al cambiamento, per permettere a chi porta avanti il business nelle sedi americane di mettere in campo le modalità che conosce e che hanno effettivamente successo; bisogna anche che le persone che vengono dalla casa madre italiana si allenino a fare un passo indietro, a delegare e a riconoscere che esiste un altro modo di fare le cose e che è necessario abbattere dei pregiudizi su come si dovrebbero fare. Quello su cui possiamo intervenire noi quindi è aiutarli a capire quali sono “gli issues” delle filiali americane e lavorare, oltre che su quelli, sulla casa madre italiana per mostrare come gestire le subsidiaries oltreoceano. 

E parlando invece dei professionisti, quali competenze è più importante avere nel mercato americano che invece sono meno rilevanti in quello italiano?

Nel mercato americano, alcune competenze sono particolarmente valorizzate rispetto a quello italiano, con un forte accento sulla velocità di azione e reazione. L’assertività, ad esempio, è fondamentale: esprimere idee e obiettivi in modo chiaro e diretto, senza ambiguità, è una qualità apprezzata. Altro aspetto chiave è l’adattabilità, data la rapidità e competitività del mercato, che richiede ai leader di cambiare direzione con agilità e gestire incertezze con prontezza. La resilienza è altrettanto cruciale: ripartire dopo un fallimento e mantenere la concentrazione sotto pressione è considerato essenziale. Inoltre, la capacità di influenzare gli altri, anche senza autorità formale, e l’intelligenza culturale, data la diversità del contesto, sono competenze più richieste rispetto all’Italia. Infine, l’orientation to action e l’empatia pratica riflettono l’approccio americano: decisioni rapide, poca burocrazia, e la capacità di motivare le persone in modo concreto ed efficiente. Mentre in Italia alcune di queste skill potrebbero essere bilanciate da maggiore cautela o attenzione alle gerarchie, negli USA la velocità di esecuzione e reazione è spesso il fattore decisivo.

La partnership mette il focus su una parola: multiculturalità. Perché sta diventando sempre più importante per le aziende?

Oggi, la multiculturalità non è più un semplice “nice to have”, ma una leva strategica per competere e innovare in un mercato globale. Le aziende operano in contesti internazionali, dove saper interpretare culture diverse è essenziale per cogliere opportunità e evitare fraintendimenti. Inoltre, i talenti migliori cercano ambienti di lavoro inclusivi, che valorizzano le differenze e favoriscono la crescita. La diversità, infatti, stimola creatività e problem-solving, portando a soluzioni più innovative grazie a prospettive multiple. Infine, clienti e investitori premiano sempre più le organizzazioni che dimostrano un autentico impegno verso la multiculturalità, riconoscendone il valore sia etico che competitivo. In un mondo interconnesso, quindi, integrare questa dimensione non è più una scelta, ma una necessità per restare rilevanti.

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