Se la motivazione è alta, l’organizzazione fa canestro!

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Quello della motivazione è un tema di grande rilevanza e importanza nelle realtà organizzative di oggi. Recentemente, in un intervento tenuto presso una grande organizzazione, l’Executive Business Coach e Senior Partner di SCOA Cristina Nava e l’ex capitano della nazionale italiana di basket, Marco Mordente, hanno approfondito l’argomento, offrendo il loro prezioso contributo. In questo articolo ci proponiamo di condividere gli interessanti spunti emersi nel corso dell’incontro, durante il quale ha avuto luogo un fruttuoso dialogo tra il mondo aziendale e il mondo dello sport.

La motivazione è un ingrediente costitutivo di tutti quegli ambienti e lavori in cui si ha a che fare con un team, un gruppo di persone che cooperano per il raggiungimento di obiettivi comuni. Può infatti fare la differenza sul rendimento e sui risultati conseguiti, rivelandosi fondamentale per stare al meglio all’interno del proprio team, e di conseguenza per gestirlo in modo ottimale. La motivazione è così strettamente connessa alla Leadership: come sottolinea Cristina Nava, agire questa competenza significa infatti trovare le leve giuste per le persone, efficaci nel creare motivazione per loro e, attivarle, valorizzando così il singolo e migliorando le performance individuali e collettive.

Marco Mordente, attingendo alla sua storia personale, definisce la motivazione proprio come il motore che permette di arrivare in alto. Racconta che la motivazione ha svolto un ruolo determinante nella sua carriera: ciò che gli ha permesso di costruirla è stato non tanto il talento fisico e tecnico, ma proprio il fatto di essere sempre motivato e di essere intenzionato non solo a vincere, ma piuttosto a collaborare, stare all’interno del suo team coltivando giorno per giorno lo spirito di squadra.
Marco porta l’attenzione sull’aspetto dell’interdipendenza: stare in un gruppo significa mettere a disposizione di tutti il proprio talento e le proprie capacità, mettersi in gioco e migliorarsi, assumendo un atteggiamento flessibile per cambiare in base a chi si ha di fronte, entrando così davvero in sintonia con gli altri.

La motivazione sta quindi in una relazione forte ed essenziale con il team, con il lavoro di squadra e, di conseguenza, con la Leadership. Ma di cosa si tratta più precisamente? E com’è possibile creare le condizioni per generarla e rafforzarla, mantenendo il proprio team compatto e coeso?

Come evidenzia Cristina Nava, la motivazione è incentivata da elementi esterni ed interni, che si intrecciano tra loro. Senza dubbio le condizioni esteriori giocano un ruolo determinante: l’organizzazione e il contesto costituiscono una leva per la motivazione, ma, non sono sufficienti. A rivelarsi decisiva è invece l’interiorità, la forza interna al singolo: che cosa mi motiva? qual è il senso, per me? In che cosa trovo l’energia da mettere a disposizione del gruppo?

Marco Mordente e Cristina Nava in call durante l’incontro

Questo significa che non esiste, per così dire, una ricetta univoca per motivare ed essere motivati: si tratta piuttosto di scoprire la propria personale modalità, il proprio motivo e la propria forza.

Per creare motivazione in un team diventano allora indispensabili:

  • Una conoscenza approfondita di sé e degli altri;
  • L’automotivazione;
  • La gestione delle emozioni.

Innanzitutto è necessario essere consapevoli di sé, conoscersi e sapere così dove trovare la propria forza e il senso. Questo serve per sviluppare la propria automotivazione, fondamentale per diventare a propria volta leva di motivazione per gli altri membri del team.
In questo si rivela centrale la competenza del Self-Management: la gestione di sé è funzionale alla gestione degli altri. Leadership – sottolinea Cristina – è anche e, prima di tutto, Self-Leadership.

Attingendo alla sua storia, Marco a questo proposito racconta che conoscere come attivare la propria motivazione e la propria energia è stato fondamentale per non mollare nei momenti di sconforto e difficoltà: ha potuto non solo resistere, ma anzi intraprendere un percorso di crescita e miglioramento che gli ha permesso di scoprirsi più forte e vincente in ruoli anche molto diversi tra loro.

Per lo stesso motivo è importante conoscere gli altri, sforzandosi di comprenderli nella loro unicità e nel loro valore. La conoscenza del meccanismo di funzionamento delle persone del team consente di scoprire e attivare la leva giusta, quella cioè che riesce ad accendere la motivazione in colui a cui mi rivolgo.

Tutto questo richiede poi la capacità di riconoscere e gestire le emozioni: che cosa provano le persone di fronte ad un ostacolo, una particolare dinamica, un progetto o di fronte ad un obiettivo di business?
L’impatto emotivo e psicologico di una situazione o di una problematica infatti varia tra i diversi membri del team e influisce nettamente su ciò che si rivela efficace nel motivarli. L’analisi del panorama emotivo consente così di capire di che cosa ha bisogno ciascun individuo, per poter essere motivato ed è quindi fondamentale per raggiungere in modo ottimale gli obiettivi sportivi, così come di business.

Marco racconta di aver appreso, durante la sua carriera, proprio l’importanza delle capacità emozionali e relazionali, che compongono, accanto a quelle tecniche, quella che lui chiama la “formula per ottenere prestazioni elevate dal team”. A fare la grande differenza, nel modo in cui ha svolto il ruolo di capitano della nazionale, è stata proprio la curiosità di comprendere i suoi compagni, e capire come sostenerli nello sviluppo del loro talento. “In ogni spogliatoio – dice Marco – devo rimettermi in gioco”, sottolineando l’importanza proprio di essere flessibile per adeguarsi al contesto e a chi ci si trova di fronte.

A questo proposito, Marco porta l’attenzione sul valore del team, che lui ha sperimentato e vissuto in prima persona, raccontando di come proprio il sentirsi parte di una squadra abbia contribuito in maniera sostanziale a stimolarlo e motivarlo.
Proprio per questo la motivazione richiede quell’atteggiamento comune di identificazione nei valori e negli obiettivi del team, di riconoscimento reciproco e di mutua responsabilità, che, a loro volta, contribuiscono a generare il senso di appartenenza: “per indossare la maglia, devi sentirtela addosso” dice Marco.

E la dinamica, è la stessa nel contesto aziendale, in cui solo una condivisione genuina di valori e obiettivi di business può portare al successo del team e così dell’organizzazione.

Per rendere tutto questo possibile, il Leader, di una squadra sportiva come anche di un team di lavoro, deve necessariamente essere una figura di riferimento, un modello ispirativo riconosciuto dal gruppo come tale. La prima domanda da porsi – chiarisce Marco – è allora: cosa posso fare per gli altri? Come posso stare con l’altro, valorizzarlo e permettergli di esprimere al massimo il suo talento?

Allo stesso modo, spiega Cristina, per creare ingaggio e coesione, il Manager deve essere riconosciuto come motivatore dalle sue persone. Questo può avvenire solo attraverso comportamenti “ORME”:

  • osservabili
  • replicabili
  • misurabili
  • efficaci

Sia Marco che Cristina sono molto chiari su questo punto: per essere buoni motivatori è necessario mettere in pratica le competenze fin qui esposte, con azioni visibili, percepibili da tutti e soprattutto quotidiane. Solo l’allenamento continuo, costante e intenso, di determinati comportamenti consente di conferire solidità al proprio ruolo e alla propria competenza. Così le azioni diventano spontanee, automatiche e abituali e si rivelano efficaci perché si imprimono come orme, come impronte, concrete e quindi significative, che lasciamo con quello che agiamo.

A maggior ragione in un periodo come quello attuale, in cui creare ingaggio e motivazione è diventato più importante e paradossalmente più difficile, è decisivo allenare queste competenze e attuare da subito questi comportamenti quotidiani.
Ormai da un anno stiamo vivendo cambiamenti radicali nelle modalità di lavoro, costretti alla distanza fisica con chiare conseguenze emotive, in cui permane vivido il senso di incertezza, mentre allo spavento e all’adrenalina iniziale si sono sostituite una pesante stanchezza e una fatica a tratti insostenibile.
Tenere alta la coesione e la motivazione del team, contrastando la tendenza opposta alla dispersione – fisica ed emotiva – è un impegno a cui i Manager sono chiamati ora più che mai.

Le competenze da allenare e concretizzare in azione sono allora:

  • Intelligenza emotiva: sforzarsi di prestare attenzione a chi ho intorno e cogliere così i segnali all’interno del gruppo;
  • Ascolto di sé e dell’altro: riservare spazi di riflessione profonda su di sé; creare momenti di dialogo, sia one to one che collettivi, per condividere emozioni, sensazioni, paure, punti di debolezza e punti di forza, o per parlare di qualcosa che non sia business;
  • Comunicazione interpersonale: dedicare tempo di qualità al team, per incentivare senso di appartenenza e benessere;
  • Comunicazione chiara e dettagliata di mission e vision dell’azienda, in modo da consentire una condivisione consapevole e sentita di valori e obiettivi.
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