Micro retirement: il nuovo trend della Gen Z è una sfida manageriale

micro retirement
Tra le tendenze emergenti, il micro retirement si distingue come una scelta sempre più popolare tra Millennial e Gen Z: pause pianificate di mesi o addirittura un anno, distribuite lungo la carriera, per dedicarsi a viaggi, formazione o progetti personali.

Micro retirement: il nuovo trend della Gen Z è una sfida manageriale

Il mondo del lavoro sta vivendo una trasformazione radicale, guidata dalle nuove generazioni che rifiutano i modelli tradizionali in favore di maggiore flessibilità e benessere. Tra le tendenze emergenti, il micro retirement si distingue come una scelta sempre più popolare tra Millennial e Gen Z: pause pianificate di mesi o addirittura un anno, distribuite lungo la carriera, per dedicarsi a viaggi, formazione o progetti personali. Alla base del fenomeno c’è un cambiamento di priorità: il rifiuto di sacrificare ogni aspetto della vita in nome della carriera. Ma come fare per gestire al meglio i micro-retiree? E perché questa sfida può trasformarsi in opportunità? 

Cos’è?

Work to live, not live to work: è questo il concetto che c’è alla base di una recente tendenza nel mondo del lavoro, che sta prendendo sempre più piede tra Millennial e Gen Z. Si chiama micro retirement ed è la dimostrazione di come per le persone stia diventando sempre più rilevante trovare modi per bilanciare le ambizioni personali con quelle professionali.

A differenza del FIRE (Financial Independence, Retire Early), di cui si è parlato molto negli anni passati e che consisteva nell’accumulare una somma di denaro sufficiente per andare in pensione definitivamente molto prima dell’età pensionabile, il micro retirement consiste nel prendersi un periodo medio-lungo di pausa pianificato (che può durare da qualche mese a un anno) ogni 3-5 anni di lavoro.

Alla base di questa scelta non c’è quello che a prima vista potrebbe sembrare “un modo diverso di prendersi una vacanza”, ma un’ambizione all’arricchimento personale e al raggiungimento di obiettivi che non per forza coincidono con il lavoro che si fa: c’è chi nel periodo di pausa si dedica a un nuovo hobby, chi decide di fare un viaggio lungo, chi di seguire un master full time o di allenare nuove skill. 

Il micro retirement, quindi, è un segnale che qualcosa di grosso nel mondo del lavoro sta cambiando e che il concetto di lavorare per oltre quarant’anni e poi godersi la pensione dopo non funziona più: da un lato perché c’è più consapevolezza della multidimensionalità che caratterizza le persone e quindi si sente la necessità di dare spazio a tutti gli aspetti che compongono la personalità di ognuno, dall’altro c’è anche la sempre più diffusa mentalità YOLO (You Only Live Once).

Infatti, tra cambiamento climatico, instabilità economica e politica e un’età pensionabile che diventa sempre più alta, come avrebbe detto Lorenzo de’ Medici “del doman non v’è certezza”, quindi la fascia più giovane dei lavoratori ritiene sia meglio approfittare di momenti di stacco quando si ha la sicurezza di poterlo fare piuttosto che aspettare il momento giusto, che potrebbe non arrivare mai.

micro retirement


Quali sono le ambizioni dei micro retiree?

Come abbiamo detto, chi decide di fare micro retiring non lo fa (solo) per concedersi una pausa, ma ha alla base della sua scelta delle motivazioni più profonde:

  • dare priorità alla salute mentale: prendersi ciclicamente dei periodi di stop ha degli effetti positivi sulla riduzione dello stress e sulla prevenzione del burnout

     

  • approfondire i propri talenti e sviluppare la creatività: allontanarsi da ciò che si fa quotidianamente dà la possibilità di confrontarsi con abilità che di solito non si ha spazio o tempo per mettere in pratica e questo, oltre a far scoprire di più su se stessi, è anche un’occasione di apprendimento di nuove skill e di scoperta più profonda dei propri desideri e delle proprie ambizioni

     

  • costruire relazioni: che sia con le persone della propria famiglia o con nuove conoscenze, i periodi di stacco sono destinati anche alla conoscenza e al contatto con gli altri, da cui trarre nuove fonti di ispirazione e nuovi stimoli

     

  • lifelong learning: i micro retiree sentono il bisogno di non fermarsi e di apprendere costantemente qualcosa di nuovo, con la consapevolezza che l’apprendimento può arrivare da qualunque tipo di attività, anche la più lontana dalla propria professione

     

  • work-life integration: alternare lavoro e passioni permette di ottenere soddisfazioni provenienti da molti ambiti diversi e di non dover rinunciare a un aspetto di sé in nome della carriera

Il periodo di stacco dal lavoro, quindi, non è una pausa, ma un’opportunità di crescita e di consapevolezza, per tornare poi alla propria vita professionale più arricchiti e cresciuti.

 

Perché è una sfida per i manager

Questo aspetto infatti merita di essere messo in risalto: i micro retiree non sono persone che hanno rinunciato o che vogliono rinunciare alla carriera, anzi, si tratta di persone che al loro rientro avranno qualcosa in più da dare all’organizzazione per cui lavorano. È però indiscutibile che questa pratica possa avere degli impatti sull’organizzazione aziendale che bisogna gestire. 

Avere una persona che si assenta per un periodo prolungato comporta infatti la necessità di assegnare il carico di lavoro in sua assenza: che sia ridistribuendo le mansioni al resto del team o assumendo temporaneamente una nuova risorsa, è importante che il tutto si svolga in modo che nessuno venga sovraccaricato o che si creino risentimenti che possano far sentire il micro retiree poco accolto al suo rientro. 

 

Flessibilità, pianificazione e gestione del tempo sono quindi fondamentali.

Anche avere un knowledge sharing costante può aiutare a evitare situazioni in cui la persona che si allontana è l’unica detentrice di alcune informazioni che vanno invece condivise. 

La comunicazione assume un ruolo cruciale, soprattutto per assicurarsi questa scelta non sia dovuta a un calo nell’engagement e per fare in modo che rimanga alto anche in chi resta. Inoltre, ascoltare il proprio team è sempre la strategia più efficace per avere il polso dell’umore del personale, per evitare fraintendimenti e disinnescare possibili conflitti inutili prima ancora che nascano.

micro retirement


 Se ben gestiti, i micro retiree possono trasformarsi davvero in una risorsa per le aziende: innanzitutto essere aperti a questa possibilità può essere un modo per fidelizzare i talenti e attrarne sempre di più. Può trasformarsi quindi in uno strumento di employer branding, posizionando l’azienda come un’organizzazione attenta alle persone e al work life balance. Può significare far entrare maggiore diversità e bagagli culturali sempre più ricchi, in quanto chi rientra metterà a disposizione tutto quello che ha imparato nel percorso fatto durante lo stacco e tutto questo può tradursi in un aumento della produttività, con persone più felici e che performano meglio.

Una sfida che può sembrare difficile, quindi, ma che vale la pena di accettare.