Uno sguardo sulla Supervisione: l’esperienza di Monica Giacomini come Supervisee

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Secondo l'Executive Business Coach Monica Giacomini, "la Supervisione è un cammino perenne". Le abbiamo chiesto di svelarci le sfaccettature della supervisione in qualità di Supervisee.

Da Supervisee, quale ritieni sia il valore aggiunto della Supervisione? É un privilegio o una necessità?

É una necessità che nasce da una serie di fattori. Penso che il Coach sia uno strumento importante all’interno della relazione di Coaching: si possono usare modelli, tecniche, pratiche, ma tu come individuo sei sempre uno strumento fondamentale. Tenersi accordato è un elemento centrale, che significa vedere tutti i tratti tipici che ci contraddistinguono, i nostri schemi ricorrenti, quanto riusciamo a mantenere una posizione di neutralità e quanto invece siamo condizionati dal nostro modo di pensare e di sentire. L’interazione con il Supervisor aiuta a vedere come funzioniamo come persone, come interagiamo. Ci aiuta a scandagliare e vedere con un altro sguardo ciò che in sessione abbiamo visto di meno. É fondamentale che un Coach approfondisca continuamente la conoscenza di sè, perchè non si può sviluppare consapevolezza in un’altra persona se a propria volta non si è consapevoli delle proprie specificità.

A livello personale, quali conquiste ti ha portato il percorso di Supervisione?

Mi ha aiutato a vedere i miei punti di forza come Coach, ma anche a riconoscere e gestire i miei impedimenti.

Credi che un percorso di Supervisione abbia una durata limitata e, qualora non l’abbia, ci sarebbero comunque dei traguardi o degli step da considerare?

Credo che sia un percorso continuativo. Per come io interpreto la Supervisione, è un percorso necessario da un punto di vista etico e in termini di efficacia. É anche uno strumento per avere la certezza di essere aderenti al Codice Etico che regola la nostra professione di Business Coach.

Com’è la relazione tra Supervisore e Supervisee?

Per me il Supervisore è un professionista che io reputo autorevole in termini etici, di competenza e seniority. Inoltre io non ho seguito solo percorsi individuali, ma anche quelli collettivi in cui per me è stato utile stare nel gruppo perché ho imparato molto dall’interazione con i partecipanti. In generale, ma questo è il mio caso strettamente soggettivo e personale, ho bisogno di essere sfidata da persone che reputo “più grandi” di me, non solo per gli anni di esperienza. Ho bisogno di questo tipo di challenge intellettuale.

Ci sono stati dei momenti sfidanti?

La Supervisione è sempre sfidante, perché se tu sei disposto a metterti in gioco, ci sono dei momenti in cui ti metti in discussione come professionista. Questo è di per sè sfidante. Se vuoi fare un lavoro di Supervisione efficace, devi essere aperto a conversazioni scomode, che toccano punti nevralgici.

La più grande scoperta che hai fatto?

La più grande scoperta che ho fatto è che spesso i casi che porto in Supervisione hanno tra loro dei tratti comuni che mi motivano.

Chi ha bisogno di un percorso di Supervisione?

In realtà non è un bisogno che deve colmare un vuoto, è un rigore che la professione di Business Coach richiede sempre.

La Supervisione è un servizio a cui fare richiamo solo quando si hanno delle difficoltà? Oppure la si usa per prevedere potenziali problemi?

Come dicevo, la Supervisione non è solo la soluzione al problema, ma una rilettura critica del proprio operato fatta in dialettica con un’altra persona. Io credo che seguire un percorso periodico di Supervisione sviluppi un occhio più critico sui casi, a prescindere dalle difficoltà.

In che cosa dovrebbe eccellere un bravo Business Coach? Su cosa dovrebbe fare maggiormente attenzione, secondo te?

Dovrebbe eccellere nel fornire al Coachee una lettura sistemica del Business nel quale opera, senza sovrapporsi al Coachee stesso. Il Business Coach è inoltre esposto a tante individualità dell’organizzazione come lo stesso Coachee, il suo campo, l’HR,  e deve dunque saper mantenere un orecchio neutrale rispetto alle tante voci presenti nel sistema.

Un consiglio per chi vuole intraprendere un percorso di Supervisione come Supervisee?

Mettersi in gioco veramente e quindi guardare il proprio Supervisore come alleato e non come un concorrente.

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