Il successo è un atteggiamento mentale

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Cosa è il "successo"?

Sebbene ognuno di noi pensi di avere chiaro in mente come rispondere a questa domanda, se ci fermiamo un attimo a riflettere in profondità emerge che, al di la di alcune vaghe immagini empiriche – e spesso molto superficiali – che associamo al successo non siamo davvero in grado di definirlo con certezza. Questo perché, semplicemente, avere successo non è la stessa cosa per tutti. Per me e per il mio lavoro avere successo significa raggiungere un obbiettivo. Quanti obbiettivi occorre raggiungere per essere persone di successo? Esiste un limite di vittorie che abbiamo nelle nostre vite che ci permette di considerarci dei vincenti? Esiste un metodo capace di trasformarci in vincitori seriali? La nostra nazionale di calcio, come molti sanno, in questi giorni è impegnata negli Europei di calcio in Francia dove ha esordito con due vittorie. Contro il Belgio l’Italia si è affermata con un convincente 2 a 0 che ha sorpreso sia i tifosi che i tecnici. Le aspettative delle vigilia avevano relegato la squadra di Conte ad un ruolo di comprimaria, di nobile decaduta del calcio mondiale, a causa della mancanza di grandi nomi in attacco, di un presunto deficit tecnico rispetto a molti avversari ( tra cui lo stesso Belgio ) e, soprattutto, a causa di un passaggio generazionale obbligato che ha tolto di scena affermati giocatori dal talento straordinario della nostra storia sportiva. Cosa ha sorpreso di più in questo successo? Il cambio di atteggiamento dei nostri ragazzi guidati dal loro allenatore. La vittoria è nata dall’attenzione in campo, dalla cattiveria agonistica, dalla maggiore corsa rispetto all’avversario. Questi sono elementi che – a differenza del talento innato – possono essere allenati, sviluppati e portati avanti attraverso una corretta visione strategica e volontà di applicazione. Il secondo successo per 1 a 0 contro la Svezia, sebbene oggetto di critiche da parte dei tifosi e tecnici che volevano ingenuamente rivedere la confortante prestazione dell’esordio, è ancora più interessante. Nella prima partita i nostri avversari sono stati sorpresi dall’umiltà dell’Italia, capace di chiudersi e resistere fisicamente e psicologicamente mantenendo la lucidità per capitalizzare al meglio le occasioni create. Nella seconda partita queste qualità hanno dovuto adeguarsi alla mancanza di “effetto sorpresa”. Gli avversari si sono presentati preparati al nuovo approccio degli azzurri. La seconda vittoria è stata frutto di una tenacia prima di tutto psicologica: mantenere l’umiltà e la capacità di reiterare i comportamenti di successo che sono stati a lungo provati in allenamento. Usciti dal conforto del primo successo, dopo una prova in “sofferenza”, quello che rimane alla cronaca è una squadra a punteggio pieno, che non ha subito gol e che ha raggiunto l’obbiettivo degli ottavi con una giornata di anticipo. Il successo è prima di tutto un atteggiamento mentale. Nasce dall’umiltà di mettere costantemente in discussione la propria posizione – anche quella di successo acquisito – senza timore di abbandonare delle convinzioni che sono state utili per vincere la partita di ieri ma che non sono più adatte alla sfida che ci aspetta domani. Un bravo allenatore – e un bravo coach – sanno perfettamente che le persone che rimangono flessibili sono quelle maggiormente preparate per infilare successi seriali. Queste persone non subiscono i cambiamenti di contesto a cui sono costrette ma riescono ad adattarsi, a cavalcarli raggiungendo comunque il proprio obbiettivo. Quando ci sediamo su quella che percepiamo come la nostra posizione migliore spesso rischiamo di perdere delle opportunità e, alla lunga questo ci porta a perdere anche la posizione che ci illudevamo di difendere. Occorre un allenamento costante per anticipare i cambiamenti con serenità e consapevolezza, per sapere uscire da ogni successo e ripartire per vincere ancora. Avere successo vuol dire essere preparati per vincere.
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