La forza della leadership

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La ricerca sul tema della leadership è una delle più vaste e partecipate degli ultimi vent'anni e, paradossalmente, tra quelle meno fruttifere mai prodotte.

Se oggi dovessimo interrogare un campione di persone ragionevolmente preparato su una questione fondamentale, ovvero una “definizione” di base del concetto di leadership, raccoglieremmo una varietà di concetti, impostazioni e  teorie così ampio e divaricato da portarci a credere che il libro di Jeffrey Pfeffer “Leadership BS” (ovvero BullShit) non solo è attendibile per il lustro e la fama dell’autore ma perché è oggettivamente evidente quanto sia sconfinata la confusione che regna sul tema.

In realtà volendo emanciparci dalle dissertazioni accademiche e teoriche e affidarci invece ad alcuni elementi empirici osservabili troveremmo pochi ma ricorrente elementi che contraddistinguevo in modo ricorrente il modello comportamentale dei Leader. Il primo di questi, addirittura sconcertante per la sua ovvietà, è la presenza. I Leader hanno la dote di essere presenti fisicamente e/o virtualmente in una quantità di luoghi, di spazi, di situazioni di gran lunga superiore agli altri. I Leader li trovi nelle situazioni affollate come in quelle importanti: sono dove accadono le cose e, subito dopo, dove si discute delle soluzioni per rimediare all’accaduto. Si palesano fisicamente, virtualmente, telefonicamente e con una frequenza, con una intensità ed una costanza del tutto particolare.

In tutti gli ambiti e in tutti in contesti troviamo modelli di leadership basati sulla presenza: gli Imprenditori che vivono simbioticamente la vita delle proprie imprese facendo pensare che praticamente non se ne stacchino mai, che dormano letteralmente in ufficio per presentarsi per primi al mattino o che non dormano affatto, vista l’ora in cui staccano la sera. Oppure vengono in mente i politici, che presenziano alla prima di un teatro, inaugurano una kermesse a 300km di distanza poche ore dopo e nel frattempo non ci fanno mancare un paio di Tweet epocali. Ma anche molto più modestamente riconosciamo modelli di leadership basati sulla presenza tra i più affezionati frequentatori dei circoli ricreativi o di  luoghi di ritrovo che plasticamente rappresentano la loro leadership occupando sempre la stessa sedia, lo stesso tavolo, addirittura ordinando “lo stesso” tanto il gestore conosce i loro gusti e le loro abitudini.

Non ci sono casi di leadership crepuscolari, ritirati dalla vita sociale, auto-emarginati o auto-esclusi dalle relazioni sociali. Ci sono casi di ex-leader che si ritirano di cui si ricorda, appunto, la fase in cui leader lo erano davvero e, purtroppo, casi di ex leader che restano caparbiamente sulla scena ma non riescono più ad esercitare una presenza puntuale, efficace e diffusa come “ai bei tempi”.

Se questa osservazione vale, se la leadership (tra le altre modalità comportamentali) è rappresentata e si manifesta attraverso la presenza, quale conseguenza ne possiamo trarre? La prima, la più ovvia, è che l’esercizio della leadership comporta una dose di energia un po’ (molto?) fuori dal comune. Sì, perché la presenza non può essere trascinata, passiva, sonnolenta, affaticata.

La presenza la si esprime attivamente, in modo partecipato e partecipante. La leadership è l’esatto opposto del modello di Ecce Bombo, travagliato dalla scelta tra prendere parte ad una festa e restare zitto in un angolo buoi oppure non partecipare proprio al fine di farsi notare. La leadership si caratterizza per una presenza vivida, percepibile, palpabile. La leadership la si sente entrare dalla porta, occupa lo spazio emotivo dei luoghi fisici, ingombra e rimbomba in quelli virtuali.

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