Wood’d, tra tradizione e futuro: Intervista a Stefano Aschieri Performant

Wood'd, tra tradizione e futuro: Intervista a Stefano Aschieri Performant
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Come funziona il processo creativo dietro la lavorazione di un prodotto?  Quanto lavoro c'è dietro? Performant by SCOA oggi incontra Stefano Aschieri, giovane imprenditore che, con il fratello Andrea, ha fondato Wood'd, un brand legato alla tradizione artigianale italiana con uno sguardo verso l'innovazione, mantenendo un'attenzione profonda alla contemporaneità in materia di design. 

1 – Wood’d è un brand che si basa sull’equilibrio tra tradizione (nei materiali) e contemporaneità (nel design). Come nasce il progetto? Da dov’è nata l’idea?

Wood’d è nata cinque anni fa da un’idea mia e di mio fratello Andrea. Siamo sempre state due persone molto diverse accomunate da passioni simili. Il design, la grafica, il retail e una fissa intramontabile per tutto ciò che è “ben fatto”. Wood’d è stata la valvola di sfogo di tutto questo: il cercare di combinare ispirazioni contemporanee con materiali tradizionali e fondere mondi appartatamente distanti. In parte, però, è stata anche la reinterpretazione dell’azienda di famiglia, che da cinquanta anni produce articoli casalinghi in legno. 

2- Come funziona il processo creativo che porta dalla progettazione di un nuovo prodotto Wood’d all’effettiva riuscita dello stesso?

Dipende molto dalla tipologia di prodotto, ma abbiamo un approccio ai materiali molto “digitale”. La maggior parte dei prodotti nasce su un computer e sfocia in un accessorio spesso stampato o decorato a laser. Quando abbiamo iniziato, era un approccio molto atipico. Ricordo ancora le prime risposte dei fornitori, quando chiedevamo di stampare su dei fogli di frassino 3 x 2 metri degli enormi pattern colorati: “Non si può fare, ma te lo faccio comunque per dimostrarti che è impossibile”. Molti di loro si sbagliavano!

3- Quante persone lavorano al progetto e come siete soliti collaborare? Individualmente o in team? Come ti relazioni con i colleghi?

Attualmente in azienda siamo in sei e ci occupiamo della maggior parte dei processi, dal design alla distribuzione: due persone in produzione, una in amministrazione, un designer, e io e Andrea che supervisioniamo sia la parte creativa sia il commerciale. Ci sono molti lavori che vengono fatti in team, soprattutto per tutto ciò che ruota attorno a design e creatività. Ogni giornata inizia con una lunga riunione in cui ci aggiorniamo sulle evoluzioni dei progetti che stiamo seguendo e continua poi fino a dopo pranzo con molto lavoro individuale. Poi di nuovo confronto, e altro lavoro individuale. Fino all’ora di andare a casa. 

4- Collaborate anche con persone all’infuori del gruppo? E se sì, solo per specifici progetti?

Ci sono molte persone che ruotano attorno al progetto e sono cresciute tantissimo nell’ultimo anno; soprattutto dopo la nascita di Uncovered, il nostro online journal. Mi piace definire Uncovered come Wood’d al di fuori di Wood’d. Un network di designer, artisti, musicisti e imprenditori che giocano e reinterpretano il nostro mondo secondo la loro esperienza. Qualche esempio: abbiamo una raccolta di una ventina di mixtape in cui alcuni tra i top dj e producer italiani traducono la loro idea di legno o artigianalità in musica. In questo momento stiamo lavorando con alcuni designer a delle mini City Guides firmate Wood’d, che non vedo l’ora di pubblicare.

5- Quali sono i principali ostacoli nel lavorare ad un nuovo progetto? Come siete soliti superarli?

Gli ostacoli sono molti: la difficoltà nel trovare i giusti collaboratori, le tassazioni troppo alte, un mondo ipercompetitivo. Per superarli, con il rischio di sembrare banali, non bisogna mai perdere la voglia di cambiare e prendere decisioni radicali, anche se può essere molto difficile.

6- Dal punto di vista di comunicazione ed estetica, come descriveresti Wood’d?

Il nostro impegno in comunicazione si basa sul convincimento che un accessorio tecnologico come la cover per iPhone non debba essere quello che le persone hanno in mente: un prodotto made in china, in plastica e più economico possibile. Il nostro è made in italy, in legno e con un prezzo più alto di quasi la totalità dei competitor. Le scelte comunicative si muovono di conseguenza. Ed ecco che ad uno still-life asettico si sostituisce un’immagine impattante, colorata e con riferimenti che vanno dall’editoria fino all’arte o all’architettura. Da un linguaggio tecnico si passa ad uno emozionale e così via. Mettiamo in comunicazione tanto effort quanto nel prodotto, e tutte le persone in Wood’d ne sono partecipi. 

7- Quali credi che siano le competenze che emergono maggiormente, le più importanti, nel processo lavorativo all’interno di Wood’d?

Penso sia stato costruire un sistema in cui la creatività influenzi e controlli ogni processo. Dal design, of course, alla produzione al commerciale. Io e Andrea ci riteniamo creativi prima che imprenditori e quotidianamente lavoriamo per far sì che questo sia il gancio trainante di Wood’d. Anche se non è sempre facile. 

8- Avete in programma nuovi progetti?

Molti. Attualmente stiamo lavorando a una grossa diversificazione di prodotto che presenteremo a settembre durante design week a Parigi. Il progetto è riuscire nel prossimo anno a non essere riconosciuti solamente per le nostre cover per iPhone, ma allargare le nostre esperienze su una selezione più vasta di prodotti. Inoltre nel 2019 vorremmo aprire il nostro primo punto vendita, a Milano o Parigi.

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