Chi non impara non sopravvive: come costruire un learning mindset all’interno dei team

Marianne chi non impara sopravvive_Cover
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Cosa serve concretamente per gestire un mondo in forte evoluzione? Semplice: l’apprendimento. Chi non impara e non si adatta non sopravvive. Ma per le organizzazioni cosa comporta? Richiede essenzialmente che accelerino il proprio apprendimento, e lo trasformino in un vero e proprio modo di essere. Un “learning mindset”, orientato alla crescita e all’apprendimento, capace di evolvere, tollerare l’errore e considerarlo non come un limite, ma piuttosto come opportunità di miglioramento, può fare la differenza sul successo di ogni realtà organizzativa. Come implementarla nella cultura aziendale? Quali competenze è necessario allenare e quali comportamenti agire?

Solo un’azienda che pensa alle future generazioni e alla sua integrazione in un’economia circolare avrà successo a lungo termine, gli altri no. Sono loro che conquisteranno i clienti giovani, il futuro. Il mondo e le condizioni esterne infatti evolvono in fretta: il sistema economico di un’azienda, se vuole sopravvivere, deve cambiare di conseguenza. Una volta che abbiamo capito che il nostro impatto danneggia il sistema stesso, diviene necessario cambiare rotta.

Per chi non ha ancora avviato il system-shift richiesto dalle condizioni contemporanee, il tempo sta scadendo. Le aziende hanno dunque bisogno di imparare e adattarsi all’ambiente, visto che il sistema mondiale, più ampio, in cui ogni azienda è inserita e di cui è parte, costituisce la fonte di nutrimento, che mette il limite e determina la nostra sopravvivenza a lungo termine.

Questo è solo un esempio, ma è l’esempio più sistemico e di estrema importanza, in una cultura che impara dalle azioni e che è in grado di mettere in atto le correzioni necessarie per la nostra sopravvivenza. Imparare e adattarsi diventano allora un obiettivo in sé. Il cambiamento si rivela necessario per adattarsi alle condizioni esterne che mutano: diviene fondamentale modificare certi modelli, abbandonare quelli obsoleti, rinnovarli per adeguarli al nuovo.

Ma concretamente, come possiamo accelerare questo passaggio nella cultura aziendale?

Attraverso la metodologia del Business Coaching alleniamo nuovi comportamenti che permettono proprio un passaggio pratico da un fixed mindset ad un learning mindset. La prima limita la crescita e l’evoluzione (chi non impara non sopravvive), la seconda invece le promuove:

  • Un fixed mindset è, in poche parole, l’abitudine di vedere il mondo in bianco e nero, la tendenza ad emettere e imporre giudizi verso se stessi e verso gli altri, a fare affermazioni valoriali che distinguono rigidamente il giusto dallo sbagliato, a “puntare il dito” condannando chi sbaglia;
  • Un learning mindset invece permette di utilizzare gli errori per riflettere e imparare, perché è orientato ad ammettere gli errori, a tornarci su e sfruttarli come opportunità di miglioramento e crescita. Si tratta dunque di una mentalità capace di promuovere un apprendimento sia individuale sia di conseguenza collettivo, a livello di team, e una sospensione del giudizio.

Tu, Manager, come fai ad implementarlo? Quali comportamenti agiti si rivelano utili ed efficaci per costruire una cultura aziendale orientata all’apprendimento? Ti diamo alcuni esempi di come noi Business Coach lavoriamo per creare un learning mindset collettivo.

Si rivela necessario innanzitutto creare le condizioni di possibilità dell’apprendimento: quest’ultimo infatti, a livello sia individuale che di team, può avvenire solamente se si verificano un determinato clima e certe condizioni specifiche:

  • assenza di paura (dell’errore, del giudizio proprio e altrui, di sembrare stupido etc…): rende possibile l’apprendimento individuale, perché consente al singolo di esprimersi e osare.
  • apertura alla diversità di pensiero e di prospettiva: agevola l’apprendimento collettivo, perché un sistema che ascolta, si mette in discussione e accoglie ciò che è diverso e distante dall’ordinario è un sistema che valorizza a pieno le proprie risorse e cresce, si sviluppa.
Il Team Coaching lavora in questo senso, perché accelera la creazione di un ambiente sicuro e inclusivo, incentivando l’adozione di un vero e proprio processo dedicato all’apprendimento. Sentirsi accolto e a proprio agio è infatti una condizione imprescindibile per il buon funzionamento di un team. Questa fase costituisce così l’investimento più importante e redditizio per il team, perché pone le basi fondamentali per i successivi step. Il Team Coaching si configura come una pratica in cui l’apprendimento riveste una posizione di centralità, perché orientata proprio a scardinare tutti quei comportamenti che definiscono una mentalità rigida e fissa, allenandone invece di nuovi, capaci di consentire quell’evoluzione e quell’adattamento al contesto esterno che si rivela davvero proficuo. In questo modo, rende concretamente possibile il passaggio ad un learning mindset, attraverso differenti momenti ed esercizi:
  • Celebrazione dell’errore, al fine di creare una error culture: il team, durante le riunioni e i meeting, sceglie l’errore della settimana, come esempio, per condividerlo e renderlo oggetto di una riflessione comune. L’obiettivo è comprendere da un lato quale è stato l’apprendimento individuale, collettivo e sistemico che è derivato da questo errore, dall’altro come si può cambiare per non farlo ripetere e che spunti ci dà per il futuro. Questo passaggio è molto sfidante in tante culture aziendali, perché permane la tendenza a trovare un colpevole, e di conseguenza a non ammettere gli errori per paura di essere condannati, giudicati e considerati incapaci. Al contrario, numerosi studi dimostrano che una mentalità orientata all’errore, in grado di considerarlo come opportunità di crescita, ha una maggior capacità e quindi più probabilità di conseguire un miglioramento effettivo.
  • Sospensione del giudizio: questo allenamento specifico consiste nell’inserimento di uno spazio “vuoto” tra un evento e la nostra “classificazione” di esso. L’obiettivo è quello di acquisire consapevolezza, in particolare sulla nostra naturale tendenza a emettere giudizi, ad etichettare ciò che accade intorno a noi, rimanendo invece nella pura osservazione dell’accaduto. La sospensione del giudizio è una competenza che, se allenata attivamente, permette di aprire lo sguardo a nuove possibilità, nuovi input e nuove prospettive. È un esercizio molto sfidante, perché questa propensione al giudizio è molto diffusa e radicata soprattutto sul luogo di lavoro, nei contesti aziendali e organizzativi: il primo passo è diventare consapevoli di questo meccanismo e di quando esso agisce in noi.
  • Possibilità di espressione a tutti livelli: questo è utile perché una volta avviato questo processo possiamo permettere al team di attivare tutta la sua intelligenza collettiva. Durante le sessioni di Coaching Conversation si allena il team nell’ascolto attivo di ogni membro, sospendendo come abbiamo visto il giudizio. Questo esercizio richiede e al contempo agevola la creazione di uno spazio ben distribuito tra tutti i membri del team, ciascuno dei quali è chiamato a condividere il proprio contributo con gli altri, e ad ascoltare profondamente, attivamente, e senza alcun pre-giudizio, il contenuto comunicato dagli altri.
  • La riflessione collettiva: dopo ogni esercizio, è necessario uno spazio dedicato alla riflessione collettiva, in cui il team si pone alcune domande: com’è andata la riunione? Qual è stato il processo decisionale? Ci siamo ascoltati? Siamo stati efficaci? Cosa possiamo fare, di diverso e di meglio, la prossima volta? La riflessione ci porta anche a capire dove stiamo andando, dove vogliamo andare e per quale motivo. La riflessione e la revisione della modalità di interazione, così, sono la garanzia per migliorare e perfezionare il nostro modo di agire.

Il Business Coaching pertanto è una metodologia capace di supportare le organizzazioni verso una learning culture, perché incentiva l’allenamento di competenze quali l’ascolto attivo, la riflessione, il dialogo aperto, l’inclusività e la sospensione del giudizio, che consentono di mettere in pratica comportamenti orientati all’apprendimento, alla crescita e dunque che consentono il raggiungimento di un pieno sviluppo.

Un essere umano, così come un’organizzazione, che non apprende, avvia la strada verso la sua fine. Per rimanere vitali, per migliorare il nostro futuro, è essenziale guardarci da fuori, renderci conto quale comportamento è funzionale, e quale meno. Correggere la direzione costantemente, come un capitano aggiusta la direzione in base ai venti, è capace di fare, in questo, la differenza.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce. […]

Poesia di M. Medeiros, Lentamente muore, 2000.

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